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domenica 7 giugno 2015

The Jon Spencer Blues Explosion - Freedom Tower – No Wave Dance Party 2015


















I 2 minuti e 34 secondi dell' iniziale Funeral mettono in chiaro la situazione: la Jon Spencer Blues Explosion è tornata a macinare rock ‘n’ roll che più sexy non si può. A tre anni da “Meat And Bone”, Jon Spencer, Judah Bauer e Russel Simins decidono  di tornare a suonare e a farci muovere il culo. Ne viene fuori l’ ennesimo disco nudo e crudo; di quelli da farti ballare dall’ inizio alla fine. L’ approccio è immediato: Wax Dummy, Do the Get Down, Betty vs the NYPD, Crossroad Hop, Born Bad, Bellevue Baby sono cocktail a base di nitroglicerina. 13 brani in scaletta per appena 34 minuti. Tutti tirati al massimo della potenza. A stento si superano i 4 minuti (Crossroad Hop). La ricetta rimane invariata: rock blues carico di groove , staffilate di elettricità e batterie inarrestabili. La grandezza della Jon Spencer Blues Explosion sta ancora una volta nella capacità di unire in modo omogeneo frammenti sonori provenienti da ogni dove. Punk, blues, hip hop, funk, sono i tasselli che costituiscono il sound alcolico e impeccabile della band americana. E non date retta a chi afferma che si tratti della solita minestra riscaldata: “Freedom Tower – No Wave Dance Party 2015” è un disco che va ascoltato ad altissimo volume. Magari è arrivata l’ ora di mettere alla prova il vostro impianto stereo.

Scintillante | 7.6

lunedì 27 aprile 2015

Seasick Steve - Sonic Soul Surfer

Non so dirvi esattamente quando Seasick Steve si appresterà a spegnere 74 candeline. Ma una cosa è certa: questo signore possiede ancora una tale energia da tirare fuori un disco come questo. Roba da fare impallidire chiunque decida di maneggiare il blues. Una storia alla spalle davvero unica quella del rocker americano, che a soli 8 anni imparava a suonare la chitarra. Una vita passata a lavorare dietro le quinte come produttore e tecnico del suono; ma sopratutto a girovagare per il mondo come un solitario hobo, passando per Oakland, California, Tennessee e Mississippi, incontranfo petsonaggi come Janis Joplin, Joni Mitchell e Kurt Cobain. Partiamo col dire che Mr. Steven Gene Wold - questo suo il vero nome di battesimo - si diverte a suonare più strumenti, tutti un po’ strambi e personalizzati, tra i quali ci sono la Three-String Trance Wonder, una normale chitarra per certi versi simile ad una Fender Coronado o a una Teisco EP-7, ma con solo tre corde; la One-Stringed Diddley Bow, dotata di una sola corda che lui usa suonare con una sorta di cacciavite; la "MDM" (Mississippi Drum Machine), una piccola scatola di legno sulla quale si batte il piede, (stomp box); la Morris Minor Guitar, una chitarra a 4 corde ricavata da due vecchi coprimozzi di una Minor. Questo spero basti a chiarire che Seasick Steve è un personaggio davvero unico nel suo genere. Il vecchio bluesman di Oakland ma di base in Norvegia, non perde colpi e sfodera l’ ennesimo disco bomba. La partenza è stratosferica: Roy's Gang è qualcosa di praticamente irresistibile: boogie blues ai massimi livelli. Girate pure al massimo la manopola dell’ amplificatore, perché subito dopo arriva il sound possente di Bring It On. Ci sono ancora: Summertime Boy (non perdetevi il video), Sonic Soul Boogie, Barracuda 68, Your Name a togliere ogni dubbio: qui si suona blues come scelta di vita. Non mancano episodi acustici come In Peaceful Dream, Right On Time, We Be Moving, Heart Full of Scars.“Sonic Soul Surfer” (strano titolo per uno che ha deciso di chiamarsi così proprio perché soffre il mal di mare) è ancora una volta un disco prezioso, capace di divertire, di far ballare; forte di quel sound che inevitabilmente è diventato un marchio di fabbrica. Si tratta del settimo album in studio per l’ autore americano, e viene pubblicato anche in edizione deluxe con 4 brani aggiunti. Sul retro del disco è raffigurato Seasick Steve in piedi su una tavola da surf posta sul tetto di un trattore. Questa immagine da sola vale l'intero disco.
Se cercate l’elisir dell’ eterna giovinezza, chiedete pure consiglio a Seasick Steve.

Una forza della natura | 8



giovedì 9 aprile 2015

Four Tramps - Tramps & Thieves


















Simone "Montru" Montruccoli (Voce, chitarra e armonica), Davide "Guzzo" Guzzon (Chitarra, slide e cori), Elia "Ezzi" Braglia (Basso e cori) e Osiris Joe (Batteria) nel 2011 mettono in piedi i Four Tramps. Il progetto nasce da un amore incondizionato per il blues del Mississipi. Arrivano i primi demo e le prime esibizioni live. Nel febbraio dello scorso anno giunge anche il primo album. “Tramps & Thieves”, interamente autoprodotto dai Four Tramps, rappresenta, quindi, la prima vera prova per la formazione emiliana. I 4 ragazzi propongono un suono sobrio, organizzato e mai spocchioso. Con influenze che variano tra il southern rock, il garage, e il più classico rock americano, queste 11 tracce hanno il potere di farsi ascoltare con piacere. I Four Tramps suonano bene dimostrando di conoscere la materia. Tutto il disco viaggia spedito e senza eccessi, con riff ardenti e ben collaudati: Crickett (My First Rifle), Buster Blues, Me & The Devil #2, Mr Jameson (Irish Drunken Blues),  The Girl Of Abnormal Dreams sono tra gli episodi più felici. Il resto avrebbe bisogno di essere perfezionato almeno quel poco. Ciò che manca davvero, è quel pizzico di personalità in più. Registrato al Vox Recordings e pubblicato su New model Label, “Tramps & Thieves” si presenta come un lavoro equilibrato e fresco. 

Prova superata | 6.8

giovedì 19 febbraio 2015

SCHEDATI IN BREVE (febbraio)


Nome: Hanni El Kathib
Album: Moonlight
Dove: Los Angeles
Etichetta: Innovative Leisure
Tracce: 11
Durata: 41
Cosa: Un hard blues influenzato da soul e garage.
Suono: Corposo
Pregi: Il disco si fa ascoltare con piacere per tutta la sua durata, non risultando mai troppo eccessivo.
Difetti: Poche soluzioni nuove.
Sensazione: Diventa difficile rimanere fermi.
Aggettivo: Godibile
Il brano: The Teeth
Simili: Black Keys
Altro:  Prima di intraprendere la carriera musicale, Hanni El Kathib, di origine filippino/palestinese, ha lavorato per un’ agenzia pubblicitaria negli Stati Uniti. Il suo secondo disco,“Head in the Dirt”, è stato realizzato con il sostegno di Dan Auerbach. “Moonlight” è il suo terzo lavoro solista.
Voto: 7 | 6

















Nome: Danny Kroha
Album: Angels Watching Over Me
Dove: Detroit
Etichetta: Thirdman Records
Tracce: 16
Durata: 42 minuti
Cosa: Sarà blues? Sarà folk? Sarà Garage? Forse è tutt’ e tre le cose insieme.
Suono: Minimale
Pregi : Un approccio unico nel suo genere.
Difetti:  Forse troppi brani. E poi nei suoi 42 minuti suona abbastanza ripetitivo
Sensazione: Sembra quasi di ascoltare una vecchia stazione radiofonica degli anni ‘ 50.
Aggettivo: Rustico
Il brano: Angels Watching Over Me
Simili: Son House
Altro: Il ragazzo conosce bene la materia. Ne sentiremo parlare sicuramente.
Voto: 7 | 6

















Nome: Steve Gunn & Black Twig Pickers
Album: Seasonal Hire
Dove: Pennsylvania/ Brooklyn
Etichetta: Thrill Jockey
Tracce: 5
Durata: 37
Cosa: Folk, country, blues
Suono: Limpido e fedele alla tradizione
Pregi: Il disco, interamente acustico, riesce nell’ intento di riproporre in maniera avvincente e semplice sonorità appartenenti al passato.
Difetti: I 16 minuti della traccia finale sono davvero tanti per chiunque.
Sensazione: Si ha quasi l' impressione di essere stati catapultati in un tempo ormai lontano
Aggettivo: Ancestrale
Il brano: Dont Let Your Deal Go Down
Simili: Chance McCoy & the Appalachian String Band
Altro: Steve Gunn in precedenza ha anche suonato come chitarrista di supporto per i Violators di Kurt Vile. 
Voto: 7 | 2

venerdì 19 dicembre 2014

C.W. Stoneking - Goin' Boogaloo


















Dopo ben cinque album acustici, C.W. Stoneking imbraccia la chitarra elettrica, e sintonizza la macchina del tempo sugli anni' '50. A distanza di sei anni dall' ultimo lavoro, l' artista di origine australiana mette a segno quello che forse è il disco della consacrazione. "Goin' Boogaloo", registrato prettamente dal vivo, offre una musica selvaggia quanto viscerale. È blues delle origini quello racchiuso tra queste tracce. Inutile dire che qui si fa sul serio, e ciò lo s' intuisce dalle prime note di How Long. Tutto nasce attorno a batteria, contrabbasso, chitarra  e quattro vocalist. A sentirlo suonare sembra di assistere alla perfetta fusione tra Dr. John e Tom Waits. Mica poco, insomma. C.W. Stoneking maneggia gospel, blues, calypso con una semplicità disarmante. Una selezione di canzoni che sembrano appartene al passato: How Long, The Zombie, The Thing I Done, Mama Got The Blues, The Jungle Swing, On a Desert Isle sono merce rara e raffinata. Un' atmosfera da bar fumoso, fa da sfondo a questo che tranquillamente può essere catalogato come un vero e proprio disco blues. E in un' epoca in cui il blues e il rhythm & blues sembrano essersi trasformati in un affare da hit parade, non è cosa da poco.

Ruvido | 7.6

Ascolta Mama Got the Blues 

venerdì 20 giugno 2014

Rival Sons - Great Western Valkyrie

















“Great Western Valkyrie” è il quarto giro di giostra per la formazione composta da Jay Buchanan (vocals), Scott Holiday (guitar), Michael Miley (drums), Dave Beste (bass), e giunge a distanza di due anni dal precedente “Head Down”. È vero, il suono non è cambiato di una virgola (per fortuna dirà qualcuno), eppure le 10 tracce presenti in questo nuovo lavoro non sembrano stancare minimante. Azzardo a dire che l’hard rock non è mai stato così raggiante da 10 anni a questa parte. Se gli ultimi Black Keys sembrano aver smarrito la retta via, i Rival Sons procedono nella direzione giusta, mettendo in fila ancora una volta una serie di brani praticamente perfetti: partiamo dall’ inizio folgorante di Electric Man, per poi scivolare tra le scie di energia lasciate da Good Luck, Secret, Play The Fool. Ci sono poi le più scaltre, Good Things, Open My Eyes, Rich and the Poor, Belle Starr. “Great Western Valkyrie” è un miracoloso abbraccio di riff incandescenti e ritmiche esagitate. Non mancano splendide ballate come Where I've Been, Destination On Course. Siamo in pieno revival hard rock. Consiglio mio? Godetevelo.

Lunga vita all’ hard rock! | 8



lunedì 9 giugno 2014

Hot Lunch - House of Wishpers


















Il nuovo lavoro degli Hot Lunch vede la luce sotto forma di vinile disponibile in vari colori: giallo, limitato ad 80 copie; arancio, limitato a 250 copie; semplice vinile nero e in digital download. Già lo scorso anno la band di San Francisco ci aveva trafitto il cuore col suo rock sferzante. “House of Wishpers” ribadisce quanto fatto nell’ esordio: potenza devastante, riff sempre azzeccati e naturalezza nell’esecuzione. Ormai consapevoli della loro forza, gli Hot Lunch si propongono come una delle hard rock band più interessanti del pianeta. Eric Shea, Aaron Nudelman, Rob Alper e Charlie Karr, operano in totale libertà, concependo 5 brani ben collaudati che si trascinano nell’universo prog-psichedelico, tra selvaggia irrefrenabile e potenza viscerale. “House of Wishpers” ci propone una band nel pieno delle energie; una macchina perfettamente oliata, che viaggia impazzita verso orizzonti oscuri. Chitarre infuocate e batteria a ritmo constante. Tutto contornato da un basso che fa vibrare il sangue e una voce che graffia le carni. Roba da farti venire le vertigini.

venerdì 21 febbraio 2014

Deadman - Electro Voodoo


















La leggenda narra che Robert Johnson avesse stretto un patto col Diavolo, vendendogli la sua anima in cambio della capacità di poter suonare la chitarra come nessun altro al mondo. Con chi mai si sarà accordato Diego Potron, aka Deadman, per riuscire, da solo, a suonare come la più sghemba band del Mississipi? Ruvido, diretto e fottutamente ossessivo. In poche parole, una forza della natura. Curioso quanto riuscito, questo lavoro di Diego Deadman, stupisce grazie alla sua profonda passione per il blues elettrico: una raccolta di brani maledettamente belli, che si propagano come un urlo di dolore. Un suono incandescente e rabbioso scaturisce da questo “Electro Voodoo”, in cui il one man band suona contemporaneamente slide guitar, cigar box, cassa, rullante e charleston a pedali. Tutto dal vivo, tutto d’un fiato. La sua musica è una materia  esplosiva di garage-blues stordente. Colpisce in pieno Deadman:  Blue Mud Bay,  Bible & Pistols, Demon In My Ass,  trafiggono il cuore dell’ascoltatore. Il risultato, insomma, è un disco  morboso e potente, suonato con il cuore rivolto al passato e lo sguardo rivolto al futuro. Non rimane che ascoltarlo dal vivo.

Diabolico |7.2



martedì 11 febbraio 2014

Dead Shrimp - s/t


















Sono tre le cose che nella vita non mi stancheranno mai: il sesso, la birra e il blues.
Si chiamano Dead Shrimp, e prendono il nome da una vecchia canzone di Robert Johnson (Dead Shrimp Blues). Lasciatemelo dire: loro spaccano di brutto!
Registrato in soli 3 giorni, e quasi sempre in presa diretta, questo album omonimo, prodotto con l’ausilio di Roberto Luti, segna il primo atto in casa Dead Shrimp. Il trio romano, composto da Alessio Magliocchetti Lombi (chitarra slide), Sergio De Felice (voce) e Gianluca Giannasso (batteria, washboard), da non confondere con i colleghi americani The Dead Shrimps, sfoggia tutto il proprio potenziale attraverso un blues ferroso e viscerale. Un suono ruvido e calibrato al millimetro, dà vita ad una selezione infuocata di brani brillanti: tre cover, tra cui Keep Your Lamp Trimmed and Burning di Blind Willie Johnson, Shake ‘Em On Down e Kokomo Blues di Mississippi Fred McDowell. Ci sono poi Woman, Devil In My Head, Compulsive Shag, The Rambler, che suonano maledettamente bene. Spirito e tradizione rivivono grazie ad un blues moderno e trascinante. Un lavoro muscolare e sincero, che si sviluppa in una miscela fragorosa e passionale. Provate ad ascoltarlo a volume altissimo.

From Roma to Mississipi | 7


martedì 30 luglio 2013

Endless Boogie - Long Island

















Immaginate una jam tra ZZ Top, Stooges e Canned Heat, ed avrete un' idea di ciò che è contenuto nei 79 minuti di questo nuovo album degli Endless Boogie.
Con 15 anni di musica alle spalle, e una manciata di album all’attivo, l’ultimo dei quali ” Full House Dead” , pubblicato nel 2010, i 4 musicisti di New York (Jesper Eklow, aka "The Governor" - guitar, Paul Major , aka "Top Dollar" - guitar and vocals, Mark Ohe, aka "Memories from Reno" - bass and Harry Druzd - drums ) sfornano un nuovo lavoro che affonda le sue radici nel blues rock più ruvido degli anni 70, anticipato da una tenebrosa e splendida copertina. Un boogie spaziale e ipnotico, filtrato da hard rock, psichedelia e garage, aggredisce l’ascoltatore con un turbine sonoro di chitarre elettriche capace di riportarvi indietro nel tempo.“Endless Boogie” racchiude la sintesi perfetta del sound di fine anni ‘60 inizio ’70 e vi conquisterà grazie ad una miscela esplosiva di rock grintoso e distorto, conturbante e viscerale, che si sviluppa feroce in un viaggio sonico ammaliante, propagantesi  lungo i sentieri  elettrici dei riff implacabili di Jasper Eklow e Paul Major.  

Chapeau! | 9

Ascolta "General Admission"

domenica 7 luglio 2013

Hot Lunch - s/t


















Vi va di fare un giro sulla giostra del rock 'n' roll?
Allacciate bene le cinture e tenetevi forte!
Gli Hot Lunch arrivano da San Francisco e sono una vera e propria macchina infernale di rock allo stato puro. Nati dallo scioglimento dei Parchman Farm, la formazione americana, composta da Eric Shea, Aaron Nudelman, Rob Alper e Charlie Karr, giunge ora alla prima pubblicazione con questo album omonimo pronto ad inserirsi tra le migliori uscite dell' anno.
"Hot Lunch" è un agglomerato di potenza che viaggia inarrestabile lungo sentieri che si intersecano tra heavy-prog, garage e psichedelia. Handy Denny, Killer Smile, You're Alright, Tragedy Prevention, Gold Lyre sono da vero capogiro.

Che grinta! - Voto 8,5


giovedì 7 marzo 2013

Jimi Hendrix - People, Hell & Angels


















Cos'altro c'è da aggiungere alla strabiliante discografia di una delle più grandi icone della storia del rock?
Ma soprattutto: quanto materiale di Jimi è ancora nascosto tra gli scaffali di chissà quale casa discografica?
Il fatto è che Jimi Hendrix è capace di fa parlare di sé anche nel 2013, grazie alla pubblicazione di questo nuovo album postumo intitolato "People, Hell & Angels", che vede Jimi collaborare insieme a Stephen Stills, Buddy Miles e Billy Cox. La maggior parte delle registrazioni, provenienti dagli studi del Record Plant di New York, sono tratte da sessioni risalenti al periodo che va tra il 1968 e il 1969.
La qualità del suono, davvero eccellente, è a cura di Eddie Kramer, colui che registrò in presa diretta il leggendario concerto di Jimi a Woodstock nel 1969. 12 le tracce contenute nel disco che presentano molti degli elementi (fiati, tastiere, percussioni) che Jimi Hendrix era intenzionato ad inserire nella sua nuova musica. In parole povere "People, Hell & Angels" è un flusso inarrestabile di blues, soul e psichedelia.

Immortale - Voto 8




Earth Blues’
‘Somewhere’
‘Hear My Train A Comin”
‘Bleeding Heart’
‘Baby Let Me Move You’
‘Izabella’
‘Easy Blues’
‘Crash Landing’
‘Inside Out’
‘Hey Gypsy Boy’
‘Mojo Man’
‘Villanova Junction Blues’

sabato 31 dicembre 2011

Tom Waits - Bad As Me

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Oltre 30 anni di carriera per più di 16 album incisi.
E' il caso di dire che la carriera musicale del genio di Tom Waits non ha eguali.
Nessuno come lui, partito dagli anni '70, ha saputo mantenere nel corso degli anni un ineccepibile livello atristico .
Oggi il cantautore di Pomona, dalla voce lurida ma dal cuore puro, torna con un nuovo splendido capitolo della sua storia musicale.
Ancora una volta acompagnato dal fedel Marc Ribot l'ennesimo capolavoro di Tom Waits si avvale anche della collaborazione di ospiti importanti come Keith Richard e Charlie Musselwhite.
"Bad as Me" ci riporta ad universo musicale prettamente americano con canzoni che ancora una volta hanno il potere di colpirti dritto al cuore e allo stomaco.

Quel diavolo di Tom Waits ci porta sempre in paradiso - Voto 9



1 Chicago
2 Raised right men
3 Talking at the same time
4 Get lost
5 Face to the highway
6 Pay me
7 Back in the crowd
8 Bad as me
9 Kiss me
10 Satisfied
11 Last leaf
12 Hell broke luce
13 New year’s eve
14 She stole the blush (Bonus)
15 Tell me (Bonus)
16 After you die (Bonus)

lunedì 19 settembre 2011

Tamikrest - Toumastin

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Usciva nel 2003 il film documentario "Dal Mali al Mississipi" diretto da Martin Scorsese. Il primo capitolo di una serie di pellicole che ci conducono alla ricerca della nascita di un genere, quello del blues, che rappresenta ormai un imprescindibile pezzo di cultura popolare americana e mondiale. E proprio dal Mali arrivano i Tamikrest a raccontarci sogni e speranze della loro terra. Già negli anni 80 gruppi come quello dei Tinariwen, ancora adesso attivi, hanno tracciato forte e indelebile un legame musicale che va ad incrociare realtà diverse tra loro come quella del blues e la musica tradizionale Tuareg.
In questo nuovo album dei Tamikrest possiamo notare
l' influenza che artisti come Pink Floyd, Bob Marley, Jimi Hendrix hanno avuto sui musicisti africani. Prodotto da Chris Eckman, ex componente dei Walkabouts, "Toumastin" è un disco in bilico tra malinconia e gioia, con la chitarra elettrica vero punto d'incontro tra due diverse culture.

Appassionante - Voto 7

Leggi l'intero articolo su Distorsioni.

01. Tizarate
02. Fassous Tarahnet
03. Nak Amadjar Nidounia
04. Aratan N Tinariwen
05. Aytima Madjam
06. Aidjan Adaky
07. Addektegh
08. Tarhamanine Assinegh
09. Nak Alakine Tinza (Tinzaouatene)
10. Tidit
11. Dihad Tedouin Itran

lunedì 6 giugno 2011

Warren Haynes - Man In Motion

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Warren Haynes, North Carolina, classe 1960, è sicuramente uno dei musicisti rock-blues più importanti degli ultimi due decenni. La voce e chitarra dei Govt Mule ritorna a distanza di diciotto anni con un lavoro solista. Si tratta di "Man in Motion", un album che splende della luce della soul music.
Nel disco non troverete la torrenziali chitarre dei Gov't Mule ma armonie che richiamano il magico suono del rhyhtm'n'blues. Albert King, Aretha Franklin, Stevie Wonder, Ray Charles, Otis Redding sono attori non protagonisti di questo secondo lavoro da solista del chitarrista americano.

Ruggente - Voto 7

Leggi l'intero articolo su Distorsioni.

1.Man In Motion
2.River's Gonna Rise
3.Everyday Is A Holiday
4.Sick Of My Shadow
5.Your Wildest Dreams
6.On A Real Lonely Night
7.Hattiesburg Hustle
8.A Friend To You
9.Take A Bullet
10.Save Me

giovedì 14 aprile 2011

Joe Bonamassa - Dust Bowl

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Per chi come me ha letto "Furore" di John Steinbeck il termine Dust Bowl non doverebbe essere del tutto sconosciuto.
In italiano è traducibile come conca di polvere e sta ad indicare una serie di tempeste di sabbia abbattutesi sugli Stati Uniti centrali e il Canada tra il 1931 e il 1939 causate da arature profonde del terreno che finirono col distruggere l'erba che ne assicurava l'idratazione.
Durante il periodo di siccità, il suolo seccatosi diventò polvere.
Il vento soffiò il terreno verso est e gran parte della terra rimossa si perse completamente.
Un vero disastro che obbligò molti ad abbandonare le proprie terre e spingersi verso una nuova "terra promessa".
Tra nuvole di sabbia e vento riparte l'avventura di uno dei più grandi chitarristi degli ultimi anni, Joe Bonamassa.
Registrato fra Santorini, Nashville, Malibu e Los Angeles "Dust Bowl" si avvale della
produzione di Caveman Shirley, già produttore di Led Zeppelin, Aerosmith, Black Crowes e del supergruppo Black Country Community capitanato dallo stesso Bonamassa e della partecipazione di leggende come John Hiatt per Tennessee Plates, Vince Gill Sweet Rowena e Glenn Hughes nel brano Heartbreaker, cover di un cassico dei Free di Paul Rodgers.
“E’ il più bell’album che io abbia mai fatto. Ispirato, profondo, organico e ruvido.”
Diffcile poter contraddire ciò che dice lo stesso Bonamassa.
"Dust Bowl" è uno dei lavori migliori del bluesman americano.
Se del blues oggi non ci rimane altro che il suond, Bonamassa dimostra come questo sound possa sopravvivere al tempo.
Con la forza prorompente di una locomotiva il nuovo album parte dai binari di Slow Train, che si introduce al ritmo di un treno e che da inizio a questo viaggio tra la polvere e il vento, tra il blues e il rock.
Un viaggio lungo dodici brani che vive i suoi momenti migliori in Dust Bowl, The Whale That Swallowed Jonah, You Better Watch Yourself, Prisoner, cover di un brano di Barbra Streisand , Tennessee Plates, ma soprattutto The Last Matador Of Bayonne uno dei brani più belli dell'album e dell'intera discografia di Joe Bonamassa.
Il tour mondiale per la promozione del disco è già partito.
Vedrà Joe suonare negli gli Stati Uniti, in Europa, Asia e Australia.
Fin'ora però in Italia non sembrano esserci date confermate.
Questo sarebbe un vero e proprio peccato.

Ispirato - Voto 8

1. Slow Train
2. Dust Bowl
3. Tennessee Plates (featuring John Hiatt and Vince Gill)
4. The Meaning of the Blues
5. Black Lung Heartache
6. You Better Watch Yourself
7. The Last Matador of Bayonne
8. Heartbreaker (feat. Glenn Hughes)
9. No Love on the Street
10. The Whale that Swallowed Jonah
11. Sweet Rowena (feat. Vince Gill)
12. Prisoner

sabato 5 marzo 2011

Pulse - Pulse (1969)

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Nati dalle ceneri di due band locali del New Haven, città degli Stati Uniti nello stato del Connecticut, i Pulse si formarono nel 1969 ed erano originariamente conosciuti come The Pulse of Burritt Bradley.
Formati da Carl Augusto (vocals),Tom Violante (rhythm guitar), Bennett Segal (drums), Peter Neri (lead guitar), Richard "Sno Whyte" Bednarzcyk (organ) e Paul Rosanno (bass) cambiarono il loro nome in Pulse de esordirono nel 1969 anticipando di qualche mese l'esordio dei Led Zeppelin e dei Grand Funk Railroad.
L'album si presenta con nove tracce dal sapore hard blues.
Brani come Amassilation, Another Woman, Hypnotized, Too Much Lovin', My Old Boy non hanno nulla da invidiare a brani dei Mountain e degli Humble Pie.
"Pulse" è uno dei dischi andati ormai dimenticati, un album da riscoprire per tutti gli amanti del rock anni '60.


1.Too Much Lovin' (3:15)
2.Another Woman (7:37)
3.Hypnotized (4:37)
4.Thanks For Thinking Of Me (3:54)
5.Lo-Down (3:54)
6.She's Killin' Me (3:45)
7.Garden Of Love (3:33)
8.Amassilation (5:54)
9.My Old Boy (2:25)

martedì 1 febbraio 2011

Jamul - Jamul 1970

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I Jamul sono una formazione rock-blues proveniente da San Diego e formati da Steve Williams, Bob Desnoyers, Ron Armstrong and John Fergus. Prima che Steve Williams entrasse in formazione il nome della band era The Jamul City Funk Band, che fu poi abbreviato anche sotto consiglio della casa discografica in Jamul. Il nome della band prende ispirazione da una città situata nella parte orientale della contea di San Diego. Prodotto da Gabriel Mekler (Steppenwolf, Three Dog Night e Janis Joplin) per la Lizard Records, questo album omonimo della band di San Diego è uno dei pezzi rari del rock americano degli anni 70. Registrato dal vivo in soli due giorni, "Jamul" è un disco che suona un rock-blues tagliente. L'album all'epoca vendette circa 75.000 copie e raggiunse la posizione # 93 nella classifica della Billboard. All'interno del disco saltano all'occhio un paio di cover (Tobbaco Road e Jumpin' Jack Flash).

Ascolta "Tobbaco Road"

martedì 1 settembre 2009

Rory Gallagher - Irish Tour

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Nel 1974 esce Irish Tour il secondo album live del cantante/chitarrista irlandese Rory Gallagher
Irish Tour è uno dei dischi live più belli di sempre, in grado di mantenere quel contatto che si instaura tra pubblico e cantante durante un concerto.
Sono passati più di trent'anni dalla relalizzazione, eppure questo disco suona ancora attualissimo.
In Irish Tour Rory Gallagher conferma al mondo la sua fama da grande chitarrista e soprattutto da grande interprete live, già acquisita con il Live in Europe del 1972.
In Irish Tour si percepisce un'ulteriore maturità nel modo di suonare e di cantare, dato anche dall'incremento degli strumenti utilizzati nelle canzoni come per esempio la tastiera.
Il disco si apre con Cradle Rock che con un breve assolo di chitarra prepara l'ascoltatore ad essere investito dall'uragano Gallagher.
I Wonder Who è la seconda traccia in scaletta, un blues inpeccabile, come impeccabile è l'esecuzione del brano.
Il ritmo si riprende con la splendida Tattoo'd Lady, forse il momento migliore del disco.
Ancora blues, con Too Much Alcohol.
As The Crow Flies è il quinto brano del disco, eseguito solo con voce e chitarra.
Segue A Million Miles Away, uno dei brani più celebri di Rory Gallagher. 10 minuti di pura bellezza.
Walk on Hot Coals è un'altro sbalzo dalla sedia. Siamo al settimo brano ed è ancora super Gallagher.
E non finisce qui! Who's That Coming ? Richide ancora una volta di alzare il volume dello stereo .
Con Back On My Stompin'Ground ( aftre house ) possiamo dire che si conclude il disco, che in realtà viene accompagnato alla chiususra da Maritime solo 33 secondi...
A voi la parola adesso!


Traccia da ascoltare: A Million Miles Away