Visualizzazione post con etichetta Sperimentale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sperimentale. Mostra tutti i post

lunedì 21 marzo 2016

The Body - No One Deserves Happines


















È bene avvicinarsi alla musica dei Body con estrema cautela. Almeno questo è il primo consiglio che mi sento di darvi. Il secondo è: alzate il volume più che potete. L' abilità nel cambiare pelle è ormai una prerogativa importante per il duo di Providence. A distanza di tre anni dal precedente "Christs, Redeemers" e a pochi mesi dall' album omonimo collaborativo "The Body & Krieg", i due di Portland si affidano ad una ricerca sonora fatta di un' elettronica ricca di suggestioni laceranti. Quello che ne consegue è un suono totale, capace di mutare in ondate spasmodiche di assoluta potenza. Prendete ad esempio la calma apparente dell' iniziale Wanderings, che da un momento all' altro dà sfogo a scosse telluriche incontrollabili. Oppure alle percussioni tribali di Shelter Is Illusory  su cui si frantumano chitarre abissali e la splendida voce di Maralie Armstrong. Voce che impreziosisce anche i ritmi alieni di Adamah e il pianoforte spettrale della title track. Maestoso nel suo incedere, "No One Deserves Happines" esplode secondo criteri che mai perdono di vista le radici dei due musicisti americani. Doom metal ricoperto da tonnellate di materiale tossico pronto a deflagrare in vortici dalla dimensione epica. Sempre mantenendo una lentezza inesorabile. 10 le composizioni messe in campo questa volta. Chitarre, batterie, fiati, beat, pianoforti e pulsazioni raggelanti si deformano e si dilatano plasmando un suono ipnotico, imprevedibile, feroce. La voce di Maralie Armstrong gioca un ruolo fondamentale e rende il lavoro ancor più incredibile. In assoluto il disco più accessibile pubblicato finora. E non è certo un difetto.

Assordante | 7.8



giovedì 12 giugno 2014

Ben Frost - A U R O R A

L’astronave musicale di Ben Frost approda nuovamente sul pianeta terra. “A U R O R A” è il nuovo viaggio sonico oltre le frontiere della musica d’avanguardia. Dopo una serie di progetti che lo hanno visto al fianco di personaggi del calibro di Daniel Bjarnason per la realizzazione dell’album “Solaris” (2001), e di Brian Eno per il programma Rolex Mentor and Protégé Arts Initiative, ma soprattutto dopo l’esordio come regista teatrale per “The Wasp Factory” (romanzo pubblicato nel 1984 dallo scrittore scozzese Iain Banks), il musicista australiano decide di rompere il silenzio tirando fuori dal cilindro l’ennesimo incantesimo sonoro. Scritto con l’ausilio di Greg Fox (ex-Liturgy), Shahzad Ismaily e Thor Harris (Swans), il disco è stato in gran parte concepito nella Repubblica Democratica del Congo, e si compone di 9 tracce che spalancano le porte ad una ricerca musicale figlia di un’ urgenza creativa, che vede in Frost uno dei massimi esponenti della scena sperimentale moderna. L’australiano-naturalizzato-islandese dà vita ad un’ opera totalmente spiazzante: "A U R O R A" avvolge l’ascoltatore in una tempesta fluorescente di suoni saturi di potenza. L’impressione è quella di essere stati risucchiati direttamente in un’ altra dimensione: suggestioni laceranti, distorsioni che squarciano l’universo, ritmiche aliene, elettronica liquida. Il tutto filtrato attraverso radiazioni sonore e interferenze disgreganti. Nolan, Secant, Venter, Sola Fide, A Single Point of Blinding Light, sono materiale incandescente che deflagra in un vortice di luce stellare. Ad ogni ascolto emergono nuovi particolari. Ad ogni ascolto affiorano nuove sensazioni. Riesce davvero difficile parlare di un disco del genere. Ma ancora più difficile sembra poter descrivere un suono che vive di continua evoluzione. Si potrebbe accennare ad un’ elettronica psichedelica che viaggia sui binari del post rock. Eppure non basterebbe. Ben Frost ha forgiato un disco incontrollabile, fatto di alchimie visionarie, mutazioni continue e geometrie estreme. Un’ esperienza siderale carica di pulsazioni magnetiche.

Galattico | 8.2




lunedì 19 maggio 2014

Christopher Tignor - Thunder Lay Down in the Heart


















Il compositore Christopher Tignor, già leader negli ottimi Slow Six, compie un ulteriore passo in avanti nella sua personale ricerca in perfetto equilibrio tra musica classica e sperimentazione. “Thunder Lay Down in the Heart” giunge dopo l’ottima prova dell’ acclamato “Core Memory Unwound” del 2009, e si presenta in tutto il suo splendore attraverso una musica totale e cangiante. È la voce recitante del poeta americano John Ashbery, e la sua suggestione letteraria, ad aprire le porte di questo viaggio fascinoso attraverso un labirinto sonoro articolato e meticoloso. Siamo al cospetto di un lavoro complesso ed enigmatico, in cui intimità e ricercatezza si specchiano attraverso un’ ondata evanescente di minimalismo romantico. I tre movimenti orchestrali che danno il titolo all’album sono il perfetto esempio di quanto la musica del compositore statunitense si spinga verso una ricerca sonora alquanto armoniosa, capace di abbracciare a sé elementi che vanno dalla musica classica contemporanea al post rock. Un’ esplosione vorticosa di archi si dipana lungo gli otre 14 minuti di Thunder Lay Down in the Heart I, II, lasciando spazio alle sensazioni misteriose del movimento III. Il dialogo tra elettronica e violini prosegue nelle splendide The Lasting Machine, To Draw a Perfect Circle e First Impressions, che ci catapultano in un’ ondata cinematica di puro splendore. Ma parlarne è davvero riduttivo. Mettevi all’ascolto e lasciatevi trasportare da quest’ overdose siderale di struggente avanguardia.

Magnifico | 8

Ascolta "Thunder Lay Down in the Heart"

martedì 4 marzo 2014

East India Youth - Total Strife Forever


















Ama definirsi una sorta di "architetto della canzone" il giovane William Doyle. Conclusa l’ esperienza nei Doyle and the Fourfathers, dopo la pubblicazione dell’ Ep "Hostel", 2013, il londinese William Doyle, a.k.a. East India Youth, debutta con questo spiazzante primo album. Pubblicato dalla Stolen Recordings, “Total Strife Forever” si presenta come un disco multiforme, caratterizzato da un’ elettronica futurista e un indie rock alquanto contagioso. Questo primo full lenght si compone di 11 brani che si dividono tra tracce interamente strumentali ed altre in cui il giovane William sfoggia un cantautorato personale e intenso. Una commistione artificiosa di pop ed elettronica nelle quali sembrano convivere le distorsioni cosmiche tipiche di Tim Hecker e le stratificazioni ambientali di Brian Eno. Un percorso arduo, immerso in un contesto sonoro articolato, proiettato in una ricerca sonora ambiziosa e fantasiosa, ci accompagna lungo le scie di una musica totale, in un crescendo celestiale di visoni allucinogene, dominate da un forte senso di inquietudine.

Marziano | 7.5

sabato 8 febbraio 2014

K'an (坎) - Anima

Credo sia davvero un paradosso che l' album di un compositore italiano riceva le dovute attenzioni negli Stati Uniti per poi passare del tutto inosservato nel nostro paese. Questo è ciò che accade al primo lavoro del progetto K’an, che dopo aver goduto della benedizione da parte di Dan Barrett, frontman degli Have a Nice Life e della Enemies List Home Recordings, continua a diffondersi negli Stati Uniti, finendo alla posizione #12 nella Top 50 Albums Chart 2013 della Procurement Records, per rimanere ancora sconosciuto in Italia. E’ il compositore romano Paolo Bellipanni il creatore di questo progetto musicale, che prende il nome dal ventinovesimo esagramma dell'I Ching : l'abissale. “Anima”, che già dal titolo lascia presagire quelle che saranno le atmosfere meditative dell’intero lavoro, si mostra disco estremamente affascinante, sprofondando in una ricerca non solo sonora ma anche filosofica e concettuale. Siamo al cospetto di un album profondamente influenzato degli esperimenti di artisti come Tim Hecker, Ulver, Sunn O))). "Anima" è un prisma sonoro di ambient e sensazioni malinconiche, sommerse da un oceano di distorsioni abbaglianti. Un sound costellato di inquietudine si muove in uno spazio indefinito, risucchiando l’ascoltatore in un viaggio suggestivo. I quasi 15 minuti di Altars si dilatano in un turbine di avanguardia lacerante, e sono in tal senso il momento più riuscito dell’intero lavoro. Un’ architettura che si deforma tra atmosfere sognanti e pulsazioni impetuose, rivela momenti davvero sublimi (Remnants of a Distant Beauty, In a River of Light You Carve Intersections of Darkness, Anima). Synth cosmici, stratificazioni ipnotiche, cori esoterici e destrutturazioni ambientali, ci guidano lungo una galleria di reminiscenze psichedeliche, attraverso un percorso arduo e spirituale. E’ giunto il momento di parlarne anche in Italia.

Contemplativo | 7.3

giovedì 30 gennaio 2014

Sneers - For Our Soul-Uplifting Lights To Shine As Fires

"For Our Soul-Uplifting Lights To Shine As Fires" è la prima uscita ufficiale per gli Sneers, progetto italiano dietro il quale si celano i nomi di Maria Greta Pizza (voce, chitarra) e Leonardo Oreste Stefenelli (batteria e percussioni). Formatisi a Berlino nel 2011, e forti di un’esperienza sul campo maturata nella capitale tedesca, i due musicisti giungono alla loro prima pubblicazione (esclusivamente in vinile e download card) su Brigadisco, (etichetta indipendente nata ad Itri nel 2008 come evoluzione della C.A.GA., collettivo che si occupa di organizzare eventi culturali quali rassegne cinematografiche, mostre, concerti, festival, con un occhio di riguardo all' underground italiano ed internazionale). Anticipato da una splendida copertina, opera dello stesso Leonardo Stefanelli, “For Our Soul-Uplifting Lights To Shine As Fires" ci conduce in una dimensione musicale oscura e misteriosa, attraverso un noise ossessivo e angosciante. Una progressione apocalittica che sembra richiamare alla mente quelle sonorità tipiche degli Swans, delinea la struttura di un concept album volto a scrutare nel più profondo dell’animo umano, attraverso sonorità violente e oblique. Il peccato, la redenzione, la speranza, la sofferenza, sono i temi principali narrati dalla straziante voce di Maria Greta Pizza. Canzoni calate in un’ atmosfera rarefatta e tenebrosa, scorrono lungo questo coagulante e claustrofobico flusso di atroce psichedelica. Un mix di introspezione psicologica, che affonda le radici in una musica delirante, scarna ed essenziale. Un viaggio nell’ io più profondo, ci catapulta in un labirinto dalle tinte oscure nel quale la batteria e la chitarra si dimenano in una sorta di trance conturbante. “For Our Soul-Uplifting Lights To Shine As Fires" è quindi un lavoro ambizioso, che offre tematiche importanti attraverso testi complessi e ricercati. Avvicinatevi con cautela e ne apprezzerete la macabra bellezza.

Soffocante | 7.3

Ascolta "Self Atoning Apostasy"

mercoledì 1 gennaio 2014

Estas Tonne - Internal Flight

La strada è il più grande palcoscenico del mondo. Sembra pensarla così anche Estas Tonne, che spesso e volentieri si esibisce nelle vie delle grandi città (se siete fortunati potrebbe anche capitarvi di incrociarlo) sfoggiando un virtuosismo chitarristico senza eguali, in cui tecnica e passione si fondono in un suono unico e magnetico. Un fascino da sciamano quello del giovane chitarrista, pronto ad estasiare i più curiosi con esibizioni davvero incredibili (vedi video su youtube). Originario dell’ex Unione Sovietica, ma di base a Londra, si autodefinisce una sorta di “menestrello moderno” che ama viaggiare per poter assorbire le influenze delle varie culture del mondo. Artista a tutto tondo, impegnato anche in progetti cinematografici (Time of the Sixty Sun) , poesia e danza. La sua tecnica chitarristica plasma uno sound del tutto personale, capace di abbracciare in modo armonioso flamenco, gipsy, elettronica, improvvisazione e ritmi latini, in un volo vorticoso dal fascino abbagliante, spalancando le porte ad un' energia emozionale che trafigge il cuore. “Internal Flight”- album che trovate disponibile in rete- rilasciato via bandcamp agli inizi dello scorso anno, si compone di un’ unica traccia che si libra nell’ aria in un moto continuo di strabiliante potenza: un fingerpicking travolgente, un ritmo inarrestabile e una melodia al limite del sogno, si intrecciano in questi 64 minuti tra riverberi e piccole iniezioni di elettricità. Un viaggio mistico-siderale attraverso un paesaggio sonoro dalla bellezza surreale. Avrete l’impressione di entrare in pieno contatto con l’universo nell’ ascoltare le note cristalline, che come stelle cadenti impazzite esplodono dalle dita del giovane chitarrista.
Chiudete gli occhi e aprite il vostro cuore. Potrebbe bastarvi una semplice chitarra per imparare a volare.

Immenso | 9