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venerdì 1 aprile 2016

Emily Sporting Club - Emily Sporting Club

Sul sito della band leggerete: «Era una sera d'estate del 2013. Quattro musicisti, ognuno con le proprie esperienze dopo uno spettacolo nell'afosa campagna reggiana.
...E così si parlava, davanti a qualche bicchiere di vino, delle esigenze fondamentali dell'essere umano: mangiare, respirare, ascoltare musica."Ascoltare", non "sentire", perché vedevamo una differenza enorme tra intrattenimento e comunicazione, tra la lallazione e la comunicazione. E, pensavamo, non è necessario adottare un genere elitario per esprimere un concetto: anche un suono pop, rock, elettronico può convogliare bene un messaggio. Qualche mese dopo, questa idea era cresciuta (a prova della nostra convinzione) e si era trasformata in una band. Abbiamo pensato di iniziare "frequentando" i luoghi e le situazioni di un autore a noi molto caro: Pier Vittorio Tondelli.» A quest'ultimo la band emiliana dedica il suo esordio, pubblicato sulla sempre attenta New Model Label. Gli Emily Sporting Club sono: Nicola Pulvirenti (voce e testi) Silvio Valli (chitarre) Alfredo de Vincentiis (batteria ed elettronica), Elisa Minari (basso). Con un bagaglio alle spalle fatto di ingaggi, collaborazioni e progetti indipendenti, i quattro intraprendono oggi un nuovo viaggio, personale, più maturo, con sonorità svariate che vanno dal post punk alla new wave, non tralasciando certe sfumature prog. Attorno alla figura di Tondelli e del suo "Altri Libertini", la band costruisce una sequenza di brani dal linguaggio preciso. Ma sia chiaro: non si tratta di una riduzione in musica dell' opera, bensì dell' unione di energie, idee, sensazioni, spunti personali che si uniscono a citazioni e testi. Ne viene fuori un disco vigoroso, eclettico. Un' ottima partenza col rock minaccioso di Postoristoro e Emily Sporting Club per poi passare a una potentissima Piedi inversi. L' elettronica di Boy è un piccolo passo falso. Del lavoro si impreziosisce della voce narrante di Gabriele Tesauri ma non convince a pieno. Poi attacca Hangover e tutto torna a brillare. Le folate prog di 2Mars lasciano spazio ad un' energica e incessante Autobahn e una strepitosa Più di così (non se ne può), con  in primo piano le parole taglienti di Pier Vittorio Tondelli  narrate dalla voce Gabriele Tesauri. C'è molta ambizione e qualcosa da calibrare meglio. Ma tutto sommato siamo di fronte a un disco ispirato e maturo quanto basta.

Pungente | 7

lunedì 7 dicembre 2015

Girls Names - Arms Around a Vision


















Il sound dei Girls Names è qualcosa in continua evoluzione. La conferma arriva da un terzo disco ricco di nuove prospettive. Se il primo album mostrava un suono più orientato verso un noise pop tagliente, il secondo lavoro vedeva la band impegnata nei territori di un post punk affabile, forte di alcuni momenti davvero convincenti. In "Arms Around a Vision" le atmosfere si tingono invece di una new wave spigolosa che non disdegna una tipica psichedelia di stampo shoegaze. E il risultato questa volta e da applausi. Brani come Retience, Oscilattions e Chrome Rose sono roba pregiata. A Hunger ArtistDysmorphia, Exploit Me, I Was You testimoniano invece lo spessore dei 4 di Belfast, capaci di catturare il passato e proiettarlo nel presente con il miglior abito possibile. Merito di una scrittura che non rinuncia alla melodia, forte di ritmiche sostenute, bassi corposi, chitarre ben affilate e tastiere astratte. Il tutto avvolto da una voce impetuosa. Le cose funzionano a dovere per tutta la durata del disco. I rimandi a formazioni come Stranglers, Cure e The Horrors sono più che evidenti. Ma ciò che davvero colpisce è la naturalezza con cui la band irlandese riesce nuovamente a cambiare pelle senza perdere colpi. Una manciata di canzoni fantastiche, costruite affidandosi a un suono preciso e perfezionato col tempo, che non manca di essere ipnotico e ricco di momenti avvolgenti.

Centro pieno | 8

martedì 8 settembre 2015

Chelsea Wolfe - Abyss

Il consiglio è quello di chiudere gli occhi e lasciarsi trasportate dalle acque torbide di "Abyss". Il nuovo album firmato Chelsea Wolfe si presenta con un' incantevole copertina realizzata con tecnica pittorica da Henrik Uldalen, e dischiude tutto il potenziale finora messo in mostra dall' autrice californiana, inserendosi di diritto tra i lavori meglio riusciti dell' intero filone gotico. Registrato a Dallas, in Texas, con John Congleton in cabina di regia e la collaborazione di musicisti come Ben Chisholm, Dylan Fujioka, Ezra Buchla, e Mike Sullivan, "Abyss" segue il fortunato "Pain Is Beauty", 2013. Il percorso di Chelsea Wolfe giunge a compimento, e ciò che ne deriva è un album nero come la pece; un continuo sprofondare tra labirinti oscuri e sogni apocalittici. Gothic folk, post punk, noise, sludge metal si mescolano al cospetto di un suono metallico, glaciale. La partenza è da brividi lungo la schiena: Carrion Flowers sprigiona un' energia impregnata di pathos. Roba da togliere il fiato. L' impatto industrial pare essere la strategia con cui la cantautrice americana disegna un disco capace di incorporare al suo interno un paesaggio sonoro di inenarrabile fascino, fatto di romanticismo, fragilità, solitudine, paura, sofferenza. Tutte sensazioni che prendono vita sotto forma di 11 tracce da cui sembra impossibile slegarsi. Brani come Iron Moon e Dragged Out deflagrano in ipnotiche scosse sludge, mentre Maw varca i sentieri di uno shoegaze spettrale; Grey Day si muove su beat ossessivi, mentre After The Fall è una splendida canzone d' amore che sembra provenire da un futuro remoto fatto di macerie; con Crazy Love la Wolfe si avvicina alle sonorità tipiche di Marissa Nadler, innescando sensazioni impregnate di nostalgia. Ma la tensione non tende a calare, perché Simple Death si carica di dolore, prima di lasciare spazio ai sussulti elettronici di Survive e Color Of Blood. Il finale della title track è tutto un crescendo di tensione giocato su archi e voce. Album della maturità, quindi, dal quale si esce con cicatrici evidenti; un lavoro che a detta dell' autrice si presenta come una sorta di viaggio trascendentale tra subconscio e materia sognante, in cui rumore e tensione spirituale trovano il giusto equilibrio. Stupefacente quanto ammaliante.
Non resta che inchinarsi dinanzi a tanta bellezza.

Lacerante | 9

lunedì 13 luglio 2015

The Gluts - Warsaw


















Il termometro segna oltre 30°, ma la temperatura tende a salire in modo esponenziale all' ascolto di questo disco di esordio della formazione milanese. Composti da Nicolò Campana  (voce/percussioni), Marco Campana (chitarra) Claudia Cesana (basso) e  Mattia Mandriano Toselli (batteria), i Gluts si affacciano sul panorama alternativo italiano con un disco di tutto rispetto, prodotto da James Aparicio, già a lavoro al fianco di Liars e Spritualized. 4 anni di gavetta per forgiare quello che oggi è diventato il sound della band milanese. Preciso e imponente, "Warsaw" esce in digitale e in vinile (100 copie numerate a mano) a otto mesi di distanza dall' EP "Tears of Ink”, e si presenta come un' opera che affonda le radici nel suono oscuro di formazioni come Joy Division , Jesus and Mary Chain e Bauhaus. A questo c'è da aggiungere una scarica di rabbia, adrenalina e sussulti psichedelici. Quello che abbiamo tra le mani è un disco carico di una tensione palpabile, da stingere lo stomaco, che molto si avvicina agli ultimi lavori degli A Place To Bury Strangers e degli Icarus Line. Ritmi sempre incalzanti e testi impegnati, fanno di questo primo atto un disco folgorante. Alla partenza di Rag Doll le cose sono chiare: i ragazzi mettono in mostra tutto l' armamentario. Ne vengono fuori 9 schegge di sovraccarico post punk. Una potenza incandescente, spigolosa; un approccio nervoso, asfissiante. "Warsaw" viaggia ad alte temperature per tutti i suoi 40 minuti: PBP, The Thing, Ice Man, Enemies sono materia ad alto componente esplosivo. C'è da migliorare, certo. Ma per ora questo resta tra i migliori esordi italiani dell' anno.

 Fibrillante | 7.4

http://www.rockit.it/TheGluts/album/warsaw/24457

mercoledì 1 luglio 2015

Algiers - Algiers


















L’irruenza del post punk, il fascino oscuro del blues, la sensualità del soul, la capacità evocativa del gospel, la potenza di certa musica tribale. Aggiungete, poi, una forte componente politica (il nome fa riferimento alla guerra d’indipendenza algerina) e il gioco è fatto. Lasciatevelo dire: “Algiers” è un disco che lascia il segno. Un miscuglio infernale che trapassa la pelle da parte a parte. Il tutto nasce quando Ryan Mahan e Lee Tesche, due musicisti della scena post punk, incrociano sulla loro strada Franklin James Fisher, un cantante di colore cresciuto praticamente a pane e gospel. Ciò che ne viene fuori è una fusione brutale, che sa di dolore. Birthday Party, Bad Seeds, New Order, Tv on the Radio, Angela Davis, Suicide, Public Enemy, sono tutti invitati alla cerimonia messa in scena dai tre musicisti. Il risultato è un disco magnetico, glorioso. Un lavoro capace di mescolare passato e presente in uno scenario sonoro del tutto nuovo. Prendiamo ad esempio Remains, un mantra ricoperto di beat e mareggiate di tastiere; c’è poi Claudette, un’ apoteosi di energia che sfoggia chitarre acuminate. Ma quando arriva Blood , tutto precipita e prende sembianze ancor più strazianti .Old Girl viaggia su ritmi elevati, mentre Irony. Utility. Pretext è un continuo sussulto di ritmi new wave. Black Eunuch  è un incastro feroce di basso e batteria che anticipa il soul viscerale di Games. Su tutto s’innalza imponente la voce di Franklin James Fisher, capace di picchi straordinari. Non vi basta?

Sensazionale | 8

sabato 27 giugno 2015

Disappears - Irreal


















Pare proprio che il post punk ultimamente stia spostando la propria attenzione in direzione di un' elettronica di tipo kraut. Tesi che trova conferma all’ ascolto del nuovo album della formazione dei Disappears. Di loro sappiamo che fino a pochi anni fa hanno avuto il piacere di ospitare alla batteria l’ex Sonic Youth Steve Shelley. Sappiamo anche che al quinto appuntamento non si smentiscono, mostrandosi ancora una volta affascinati da un sound oscuro e penetrante.“Irreal” mette le cose in chiaro fin dai primi istanti, affidando la partenza a Interpretation, che apre ad uno scenario apocalittico. Un suono sontuoso, minaccioso e sintetico. E su queste direzioni si muove anche il resto delle tracce. Ogni cellula del corpo prende a vibrare sotto i colpi efferati di brani calati nel buio più profondo: I_O, Irreal, costituiscono la parte migliore del disco. C’è l’ occhio esperto di John Congleton a guidare il quartetto di Chicago. I Disappears si affidano a una sensibilità dub-funk che annega tra acque torbide. Le ritmiche sono materia metallica forgiata da mani esperte, a cui si aggiungono un basso imponente, un canto sussurrato e chitarre laceranti. Il tutto assume forme geometriche ossute. L’ impressione è che però sembra mancare qualcosa: brani come Oud e Another Thought non sembrano avere una direzione precisa, e risultano di conseguenza distaccati e poco efficaci. "Irreal" suona bene ma non lascia il segno.

Glaciale | 7.2

venerdì 6 febbraio 2015

A Place To Bury Strangers - Transfixiation


















La musica è molto più esilarante quando è imprevedibile. E questo è proprio un disco imprevedibile”. Con queste parole la band newyorkese presenta il suo nuovo album, che giunge a distanza di 3 anni dall’ acclamato “Worship”. Quello che sorprende degli A Place to Bury Strangers è la loro continua voglia di crescere e migliorarsi.  C’ è poi la capacità – che poche formazioni possiedono – di unire passato e presente in modo a dir poco perfetto. L’ operazione messa in atto dalla formazione americana, ora arricchita dalla collaborazione del batterista Robi Gonzales, è quella di ricoprire di tonnellate di elettronica liquida il post punk più violento. L’ idea, in pratica, è quella di suonare con la stessa intensità di un live. Tutto viene portato all’ estremo. Lacerante, claustrofobico, “Transfixiation” esplode raffiche di potenza fibrillante. Praticamente non sbagliano un colpo: gli 11 brani del disco formano un unico vortice inarrestabile. Un certo rigore geometrico e una costruzione ritmica compulsiva, formano un crocevia di suoni che affondano gli artigli nell’ industrial e nel noise. Un impatto compositivo denso e pieno di drammaticità; atmosfere terse e angoscianti. Straight, What We Don't See, We've Come So Far, Fill The Void sono  da capogiro, mentre Supermaster, Deeper, Now It's Over sono materia oscura in deflagrazione. Funzionano anche i brani brevi come Love High e  I’m So Clean. “Transfixiation” a tratti suona come probabilmente avrebbero suonato i Joy Divison con la strumentazione dei Chrome e la manopola dell' amplificatore al massimo del volume.

Provate a prendere fiato | 8

domenica 11 gennaio 2015

Viet Cong - Viet Cong


















Con lo scioglimento dei Women, avvenuto dopo la morte di Chris Reimer, Matt Flegel e Mike Wallace si rimboccano le maniche e mettono su un nuovo progetto. Per la nuova avventura si fanno aiutare da Scott Munro e Danny Christiansen. Nascono i Viet Cong, e questo loro esordio è forse il primo grande disco dell' anno; anche se i canadesi si sono fatti già notare grazie a "Cassette", venduto inizialmente solo durante i loro tour e poi pubblicato su vinile dalla Mexican Summer. Senza perdersi troppo tra le parole si potrebbe dire che questo primo vero album  mette meglio in chiaro le idee dei quattro ragazzi: racchiudere in squarci kraut il post punk più oscuro e il garage più spasmodico. Il risultato è ottimo e sfocia in 7 composizioni aspre e spigolose. Una centrifuga sonora violenta e viscerale fatta di chitarre taglienti e ritmiche nervose. Un disco efficace e potente, rivestito di un suono severo e curato al dettaglio, con un' elettronica in espansione e bassi sferzanti. Non si fa in tempo a riprendersi dai sussulti poderosi dell' iniziale Newspaper Spoons che Pointless Experience mette in scena un suono metallico e obliquo. Ci sono poi le ritmiche aliene di March of Progress che sbocciano in una cantilena psichedelica che a sua volta si deforma e matura in melodie new wave; le atmosfere asfissianti delle spigolose Bunker BusterContinental Shelf; il sound sagace di Silhouettes. Arrivano poi sul finale gli oltre 11 minuti di Death a scaraventarci in un labirinto impetuoso fatto di spasmi e ondate di atroce potenza. Un' ultima cosa: va ascoltato a volumi altissimi.
Iniziate pure ad inserirlo tra i migliori dell' anno.

Che furia! | 8

venerdì 5 dicembre 2014

Useless Eaters - Bleeding Moon


















Il principale problema dei dischi pubblicati nei mesi di novembre e dicembre è spesso quello di non trovare spazio nelle classifiche di fine anno: troppo tardi per l' anno in corso, troppo presto per quello entrante. Accade, quindi, che di questi dischi quasi non rimanga nessuna traccia. E nel caso di "Bleeding Moon" sarebbe davvero un peccato. L' album, in realtà, viene messo fuori dalla Castle Face Records a metà ottobre, ma inizia a farsi notare solo da pochi giorni. Gli Useless Eaters portano a compimento il loro quinto lavoro in poco più di 6 anni di attività. La questione la si potrebbe spiegare con poche parole: garage da scorticamento cerebrale. La base di partenza dei quattro ragazzi americani è Memphis. Le intenzioni sono quelle di prendere il punk, rivestirlo di armature metalliche e farlo bruciare a temperature elevatissime. 12 schegge infuocate che a stento superano i tre minuti (fatta eccezione per i 4 minuti Simple Device), si insinuano di violenza sotto pelle. Brucia in un' eruzione rosso sangue la musica di Seth Shutton, Byron Blum, Miles Luttrell e Brendan Hagarty. Carico di un' energia lo fi incandescente, ricoperto da ritmiche gommose e chitarre lancinanti, "Bleeding Moon" si presenta come un disco corrosivo e alienante. Potete provare ad ascoltarlo a volumi altissimi. L' idea non sarebbe male.

Tagliente | 8

mercoledì 16 luglio 2014

Party In A Forest - Ashes


















I Partyt In A Forest sono: Ferdinando Montone (voce e chitarre), Alessandro Pelle (basso) e Manuele Fontana (batteria). La formazione bolognese arriva all’esordio carica di positività, proponendo un rock pop efficace e luminoso; il perfetto incrocio tra il post- punk ed un certo indie rock degli anni ‘90. Se siete alla ricerca di quella malinconia carezzevole tanto cara a formazioni come Placebo e Real Estate, siete capitati nel posto giusto. “Ashes” (che bella copertina!) colpisce in quanto a produzione e a freschezza, difettando di quella ingenuità tipica degli esordi: soluzioni decisamente stuzzicanti (Going Nowhere , Ashes, No Reason Why, Dawn) si alternano a momenti meno convincenti (Lies, Like It Never Down, Everybody Walks Alone). Pesano in negativo: un cantato incerto e un approccio musicale poco incisivo, anche se tecnicamente ineccepibile. L’uso della chitarra, invece, ricama l’intero disco di un abbagliante splendore e risulta essere il vero punto di forza dell’ intero lavoro. La voglia di migliorare c’è. Le qualità per farlo, anche. Basta solo attendere. 

Piacevole | 6.6

Ascolta Going Nowhere

martedì 8 luglio 2014

Young Widows - Easy Pain


















Potente, oscuro e dannatamente affascinante. Questo è “Easy Pain”. Il nuovo capitolo  segna il ritorno della formazione americana, che a distanza di tre anni dal precedente "In and Out of Youth and Lightness" dà oggi alle stampe il quarto lavoro da studio. È l’ennesima maschera in copertina a presentarci il nuovo viaggio tra le tenebre per la formazione del Kentucky. I Young Widows suonano essenzialmente una miscela di noise e post-punk claustrofobico, che scorre attraverso un blues inquieto, alimentato da picchi di energia asfissiante. Tutto fatto nel modo più cupo possibile. Se il precedente album mostrava lentezza solenne nell’esecuzione dei brani, questo nuovo lavoro si mostra disco efferato fin dai primi istanti. Un rock cavernoso e disperato, esplode mediante 10 sanguinolente tracce: si pensi alla poderosa apertura di Godman; all’ammasso viscerale di Cool Night; alla violenza sonora di Kerosene Girl. Incredibile come poi l’intero disco possa mantenere intatta quella sensazione di straniante vertigine (Gift of Failure, Bird Feeder, The Money). “Easy Pain” è  un mantra oscuro di straziante energia; un terremoto sonoro di feedback e distorsioni da togliere il fiato. Con un suono che si è fatto negli anni sempre più violento e impetuoso, il trio statunitense sforna uno dei lavori migliori dell’intera discografia. Il rischio è quello di rimanerci stecchiti. 

Lancinante | 8


sabato 24 maggio 2014

Peter Murphy - Lion


















Cala il buio: il signore delle tenebre è tornato. Si tratta del decimo disco da solista dell’ex Bauhaus. “Lion”, prodotto da Martin Glover, noto come Youth, ex bassista e co-fondatore dei Killing Joke, resta fedele a quanto già prodotto da Murphy in passato, e si materializza attraverso uno stile ormai definito, in un’ esplosione titanica di sinistra bellezza: un concentrato di gothic rock dalle sfaccettature elettroniche dà vita ad un lavoro complesso e, per certi aspetti, anche ambizioso. Una sinfonia di macabro romanticismo innesca un susseguirsi di canzoni che sprofondano negli abissi sonori in bilico tra dark-wave e alt-rock: Low Tar Stars, Holy Clown, Eliza scivolano lungo un sentiero magico e astrale; I'm On Your Side, The Rose, Loctaine sono suggestive e magnetiche; Hung Up e The Ghost of Shokan Lake, evocano paesaggi raggelanti; Compression e I Am My Own Name, Lion aprono varchi per una nuova dimensione. Murphy fornisce un’ interpretazione sentita, per una musica totale. L’universo gotico abbraccia la sua la sua voce, che si staglia come una stella su un panorama oscuro e alienante. Insomma, “Lion” è una bestia sonora dal suono imponente. Una cura minuziosa dei dettagli rende l' opera densa e sorprendente. C’è da leccarsi i baffi.

Agghiacciante | 8

Ascolta "Loctaine"

mercoledì 14 maggio 2014

Swans - To Be Kind

Risuonano le campane dell’inferno per la nuova pubblicazione in casa Swans.
"To Be KInd”, album prodotto da Michael Gira e registrato tra ottobre e dicembre dello scorso anno insieme al produttore John Congleton al Sonic Ranch, fuori da El Paso Texas, giunge a distanza di due anni dall’ultimo “The Seer” e si materializza ancora una volta in un maestoso doppio album/triplo LP, e in un' edizione deluxe contenente anche un dvd live. Siamo nel pieno della nuova era Swans, e Michael Gira e soci non sembrano avere la minima intenzione di arrestare questa poderosa macchina di disperazione sonora. Apocalittico e dilaniante, "To Be Kind" stordisce l’ascoltatore riprendendo la formula del precedente lavoro: 2 ore di musica per 10 tracce (non è certo cosa da tutti). È blues che emerge dalle macerie del post punk a farsi strada tra le acque fangose di queste nuove liturgie trascendentali. "To Be Kind" s'infiamma e deflagra in un vortice di macabra allucinazione, dove gli strumenti si trasformano armi pronte a trapassarti la pelle. Si tratta di un lavoro che permette alla band americana di perfezionare e mettere meglio a fuoco il nuovo approccio sonoro; un passaggio di testimone tra due opere, "The Seer" e quest' ultima, che vanno a segnare inevitabilmente il percorso intrapreso dalla formazione statunitense. Il nuovo capitolo degli Swans è uno sprofondare continuo attraverso labirinti sonori dal fascino morboso, che ci conducono lungo l’ ennesimo viaggio nel lato più oscuro del rock: due ore di sofferenza post-psichedelica che s' innalza in una mareggiata distruttiva. L' inquietudine che scaturisce dall'iniziale Screen Shot, l' inesorabile lentezza di Just a Little Boy (for Chester Burnett), il funky lussureggiante di A Little God In My Hands, il mantra schizofrenico di Bring the Sun/Toussaint L'Ouverture, l’assalto feroce e ipnotico di She Loves Us, la potenza distruttiva di Oxygen, la tensione magnetica di Nathalie Neal, e il finale mistico-siderale della title track, compongono un quadro sonoro di assoluta bellezza, il cui risultato sembra essere sospeso tra un caos di straziante consapevolezza e un delirio infernale dal quale non si ha nessun possibilità di uscire incolumi. L'impatto è di quelli che lascia nuovamente il segno. Muri di chitarre, ondate di elettronica e volumi vorticosi, portano a compimento l'ennesimo capolavoro di un gruppo che il rock ce l'ha nell' anima e nel cuore . E pensare che siamo al 13esimo disco in ben 31 anni di attività.
Non so voi, ma io degli Swans non potrei proprio fare a meno.

Splendore tra le tenebre | 9

Ascolta "A Little God In My Hands"

lunedì 7 aprile 2014

Eagulls – s/t


















Una partenza folgorante con Nerve Endings. Arrivano poi Hollow Visions, Yellow Eyes e Tough Luck  a spazzare via ogni dubbio: gli Eagulls spaccano di brutto! Provenienti da Leeds, Mark Goldsworthy Henry Ruddel, Tom Kelly, Liam Matthews, guidati dalla voce di George Mitchell, dopo una serie di Ep, arrivano finalmente all’ esordio con questo omonimo album e iniziano a farsi notare grazie anche a qualche apparizione televisiva al celebre David Letterman Show. Caratterizzato da un suono oscuro e nervoso, “Eagulls” esplora i territori del post punk tra ondate di potenza asfissiante. Un rock spigoloso e ossessivo travolge l’ascoltatore fin dai primi istanti in uno tsunami di rabbia ed energia viscerale che s’innalza abbattendo ogni argine. Ritmi martellanti, chitarre vorticose, riff incandescenti e una voce delirante, sono gli ingredienti di un disco esplosivo che viaggia a ritmo spedito per tutta la sua durata.

Rovente | 8

Ascolta "Opaque"

venerdì 28 marzo 2014

The Horrors - Luminous

I The Horrors tornano ad “illuminarci” con uno splendido quarto album, il cui titolo - come spiega Faris Badwan , frontman della formazione - è tutto un programma: “Dare luce ed emettere energia è un po’ la somma di tutte le maniere con le quali facciamo musica.” Fin dall’esordio di “Strange House”, i The Horrors hanno intrapreso un percorso alquanto fascinoso, percorrendo i sentieri oscuri del post punk e quelli narcotici dello shoegaze, plasmando un sound spettrale quanto avvolgente, che raggiunge la piena maturità nei meravigliosi “Primary Colours” e “Skying”; lavori capaci di raccogliere la grande eredità della new wave, filtrarla con la psichedelica e l’elettronica, per poi colorarla di luce nuova. Ed è proprio quest’ultima, la luce, l’elemento vitale di questo nuovo “Luminous”. Faris Badwan, Joshua Hayward, Rhys Webb, Tomethy Furse, Coffin Joe, perfezionano ancora più il suono, spingendo la loro ricerca oltre i confini della new wave, in un’ eruzione cosmica di brani splendidi, ricchi di un immaginario romantico denso di suggestioni pop. L'intreccio tra chitarre, tastiere e sintetizzatori, genera ancora una volta una vertigine sonora allucinogena di straordinaria energia. Impossibile non rimanere abbagliati dall’esplosione stellare dell’ iniziale Chasing Shadows e dall’ incantevole bellezza di First Day Of Spring. Arrivano poi in sequenza: So Now You Know, In And Out Of Sight, Jealous Sun e Falling Star. E quando l'oscurità del post punk si riflette nella bellezza di un arcobaleno psichedelico, ne nasce I See You, che spalanca le porte dell’universo. I toni tenui di Change Your Mind evidenziano la capacità della band di muoversi con maestria anche nei territori di sonorità più raffinate, mentre Mine And Yours è un’infiammarsi di chitarre elettriche (un po’ troppo U2 ?) e ci conduce verso il finale fluttuante di Sleepwalk. Registrato negli studi della band a East London, con l'ausilio del co-produttore Craig Silvey, "Luminous" sarà disponibile dal 5 maggio via XL Recordings. Qualcuno anni fa osò prendermi in giro quando dissi che sarebbero diventati la più grande rock band inglese degli ultimi anni. Chissà, forse ora si sarà ricreduto.

Irradiante | 8.5

Ascolta "I See You"

sabato 1 marzo 2014

Mode Moderne – Occult Delight


















Diciamoci la verità: la copertina di questo secondo album della band di Vnacouver non è certo tra le più belle in circolazione. “Occult Delight” è uno di quei dischi dalle atmosfere tetre nei quali addentrarsi con estrema calma: Cupo, energico e minaccioso, il nuovo capitolo della formazione canadese (Phillip Intilé, Clint Lofkrantz, Sean Gilhooly, and Rebecca Gray) viaggia spedito verso un post punk sapientemente costruito e si espande attraverso una nube trasparente carica di tensione, in cui i ritmi serrati al limite tra i Joy Division e i Cure, si affidano alla crepuscolare voce di Phili Intile che molto (troppo) ricorda Morrissey. L’impatto è di quelli che lasciano il segno: Thieving Baby's Breath - She, Untamed, - Occult Delight - Come Sunrise - Running Scared, colpiscono in pieno. Composizioni squisitamente godibili si fanno spazio attraverso una progressione sonora convulsa, dando vita ad un disco fluido e travolgente. Praticamente perfetto nel suo incedere nervoso, “Occult Delight” esplode in una raccolta di canzoni bellissime, sommerse da un' intensa ed esasperata malinconia.

Deliziosamente oscuro | 7.2


giovedì 30 gennaio 2014

Sneers - For Our Soul-Uplifting Lights To Shine As Fires

"For Our Soul-Uplifting Lights To Shine As Fires" è la prima uscita ufficiale per gli Sneers, progetto italiano dietro il quale si celano i nomi di Maria Greta Pizza (voce, chitarra) e Leonardo Oreste Stefenelli (batteria e percussioni). Formatisi a Berlino nel 2011, e forti di un’esperienza sul campo maturata nella capitale tedesca, i due musicisti giungono alla loro prima pubblicazione (esclusivamente in vinile e download card) su Brigadisco, (etichetta indipendente nata ad Itri nel 2008 come evoluzione della C.A.GA., collettivo che si occupa di organizzare eventi culturali quali rassegne cinematografiche, mostre, concerti, festival, con un occhio di riguardo all' underground italiano ed internazionale). Anticipato da una splendida copertina, opera dello stesso Leonardo Stefanelli, “For Our Soul-Uplifting Lights To Shine As Fires" ci conduce in una dimensione musicale oscura e misteriosa, attraverso un noise ossessivo e angosciante. Una progressione apocalittica che sembra richiamare alla mente quelle sonorità tipiche degli Swans, delinea la struttura di un concept album volto a scrutare nel più profondo dell’animo umano, attraverso sonorità violente e oblique. Il peccato, la redenzione, la speranza, la sofferenza, sono i temi principali narrati dalla straziante voce di Maria Greta Pizza. Canzoni calate in un’ atmosfera rarefatta e tenebrosa, scorrono lungo questo coagulante e claustrofobico flusso di atroce psichedelica. Un mix di introspezione psicologica, che affonda le radici in una musica delirante, scarna ed essenziale. Un viaggio nell’ io più profondo, ci catapulta in un labirinto dalle tinte oscure nel quale la batteria e la chitarra si dimenano in una sorta di trance conturbante. “For Our Soul-Uplifting Lights To Shine As Fires" è quindi un lavoro ambizioso, che offre tematiche importanti attraverso testi complessi e ricercati. Avvicinatevi con cautela e ne apprezzerete la macabra bellezza.

Soffocante | 7.3

Ascolta "Self Atoning Apostasy"

martedì 28 gennaio 2014

Have A Nice Life - The Unnatural World


















Sono ben 6 gli anni che separano questo “The Unnatural World” dall’acclamatissimo “Deathconsciousness”. Il progetto ideato da Dan Barrett e Tim Macuga, ritorna con un disco composto da otto brani per 51 minuti di musica. Il sentiero percorso è ancora una volta quello di un gothic rock obliquo, ricco di influenze che vanno dal post punk allo shoegaze, dall’ industrial alla drone-music. Rispetto al precedente album, “The Unnatural World” si sviluppa attraverso una stratificazione sonora ancor più concentrata, offrendo squarci di grande potenza. Un magma oscuro e impalpabile, denso di tragicità, ci conduce tra i solchi di canzoni evanescenti e maestose. Musica proveniente dalle sperdute lande dell’inferno, inghiottisce l’ascoltatore in un vortice di distorsioni raggelanti, in cui ogni brano sembra annegare in una nebbia fitta di disperazione. Gli Have A Nice Life concepiscono un secondo album ipnotico e tumultuoso, il cui incedere spettrale produce un overdose di inquietante suggestione. Sorretto da una tensione musicale asfissiante, “The Unnatural World” sprofonda in un sogno apocalittico dal fascino immenso.

Innaturale splendore | 8


domenica 5 maggio 2013

Ascetic - Self Initiation



















Registrato da Lindsay Gravina e Rob Long, questo interessante debutto discografico del trio australiano formato da August Skipper, Saxon Jorgensen e Damian Coward, ha tutte le carte in regola per occupare un posto d'onore tra i migliori esordi dell' anno. "Self initiation" si presenta in tutto il suo crepuscolare splendore, solcando tenebrosi sentieri al limite tra post rock e post punk, sconfinando in una certa gothic wave dal sapore industriale.9 le tracce contenute nel disco, che sembrano immergersi nei meandri oscuri della mente indagando gli abissi sonori in un vortice ipnotico di tetra bellezza.

Seducente - Voto 8,5

mercoledì 11 luglio 2012

A Place To Bury Strangers – Worship


















A distanza di pochi mesi dall' EP “Onwards to the wall”, gli A Place To Bury Strangers tornano con un nuovo album. “Worship” è il terzo capitolo discografico del trio newyorkese e giunge a tre anni di distanza dal precedente “Exploding head” .
"Worship" si presenta come un disco eterogeneo ed estremamente potente che ben riesce a coniugare sonorità che vanno dallo shoegaze al post punk, dal kraut-rock al dream pop.
Un muro del suono che si innalza tra raffiche violente di elettronica e distorsioni. 
Il tutto avvolto dalla splendida cavernosa voce di Oliver Ackermann.

Vertiginoso - Voto 8.5




01 “Alone”
02 “You Are The One”
03 “Mind Control”
04 “Worship”
05 “Fear”
06 “Dissolved”
07 “Why I Can’t Cry Anymore”
08 “Revenge”
09 “And I’m Up”
10 “Slide”
11 “Leaving Tomorrow”