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mercoledì 16 marzo 2016

The Madcaps - Hot Sauce


















La Howlin Banana Records è un' etichetta parigina che sforna talenti uno dietro l' altro. I Madcaps sono senza alcun dubbio tra le cose migliori venute fuori negli ultimi tempi. E poi: ci danno dentro che è una bellezza. Oggi giungono al secondo LP. L' inizio con Something You Got. Arrivano poi in sequenza: Too Big For Your Boots, Taco Truck e i dubbi - se mai ce ne fossero stati - vengono spazzati via in pochi attimi. Il resto e nelle mani delle accelerazioni di Crack Me Up e Upside Down, nelle schegge melodiche in stile Beatles di Rainy Day, nelle chitarre corrosive di One More Chance e Boob Shang e nelle venature psichedeliche di Junkie Queen. I francesi dimostrano di saper maneggiare garage e pop come pochi sanno fare. Per l' occasione sfoderano l' intero  arsenale a loro disposizione. La questione è semplice: "Hot Sauce" è un lavoro riuscitissimo, di quelli che ci porteremo dietro fino alla prossima estate. Un suono di prima qualità. Un approccio spensierato. Tutto gira nel modo migliore possibile. La certezza è racchiusa in brani praticamente irresistibili, forti di melodie sempre indovinate e impennate improvvise; ritmi incessanti regolati con fiati, chitarre in primo piano, bassi corposi e stacchi precisi. Un disco suonato col sorriso stampato sulle labbra e il cuore puntato verso il sole della California. Il divertimento è assicurato.  

Esplosivo | 8

martedì 16 febbraio 2016

Sea Pinks - Soft Days


















Dietro la voce e la chitarra dei Sea Pinks si nasconde Neil Brogan, già attivo coi più celebri Girls Names. Irlandesi con alle spalle già qualche uscita su cassetta e un primo album pubblicato sempre su CF Records, oggi i tre ci piazzano davanti un gustoso affresco sonoro fatto di power pop e garage di prima qualità. L' impressione è che questo disco ce lo porteremo dietro fino alla prossima estate. 11 brani da ascoltare tutti d'un fiato. Una partenza a razzo con  (I Don't Feel Like) Giving In. Arrivano poi una sequenza di brani ad alta velocità, tra soluzioni brillanti e una scrittura sempre accorta. Trend When You're Dead, Depth of Field, Everything in Sight e Soft Days costituiscono la parte migliore di un disco ottimo nel suo incedere energico ma pur sempre raffinato. Ci sono incursioni precise nei territori di un punk spensierato, di una psichedelia fatta di sprazzi shoegaze e di uno jingle jungle ben calibrato. A livello melodico tutto funziona alla perfezione. Ritmi impeccabili e basso sempre presente. Ma sono le chitarre a fare gran parte del lavoro. Ed è questo forse il punto di forza del disco. Aggiungete poi una dose di riverbero che accompagna l' intero disco. Fresco, pieno di energia positiva, "Soft Days" si lascia apprezzare fin da subito, forte di un suono particolarmente curato. Insomma, proprio un bel dischetto.

Fresco | 7.6

venerdì 22 gennaio 2016

Ty Segall - Emotional Mugger


















Detto tra noi, non vorrei essere nei panni di chi un giorno dovrà mettere su carta l'intera opera di Ty Segall con tanto di collaborazioni e quant'altro. Lo sappiamo bene: il ragazzo non riesce a starsene con le mani in mano. Neanche il tempo di concludere il nuovo album con i Fuzz che già è pronto il suo ottavo disco da solista. Insomma: una fertilità compositiva da far impallidire chiunque. "Emotional Mugger" è ancora una volta un lavoro riuscito. Bastano i primi 3 minuti scarsi di Squealer per capire quanto la musica del musicista americano stia man mano assumendo una forma precisa, in bilico tra garage, psichedelia, glam, pop e hard rock. Una centrifuga capace di risucchiare al suo interno influenze di vario genere per poi sputare fuori qualcosa di sempre diverso, potente e, volendo, anche ambizioso. Succede quindi che gli undici brani contenuti nel nuovo disco siano tra le cose migliori e più folli prodotte finora da Ty. Un crescendo di melodie al servizio di chitarre al massimo della distorsione. California HillsEmotional Mugger/Leopard Priestess e Diversion sono regolate da un tasso di potenza capace di procurare energia ad un intero isolato. Ci sono poi le cantilene sbilenche di Mandy Cream e Squealer Two, il garage futurista di Candy Sam e un finale con The Magazine che proprio non ti aspetti. In definitiva: 38 minuti che reggono bene ad ogni passaggio.

Alieno | 7.8

Streaming


mercoledì 14 ottobre 2015

Tijuana Panthers - Poster


















Destino vuole che arrivi in netto ritardo su questi tre ragazzi californiani. "Poster" è infatti il quarto album, e si candida ad essere uno dei dischi più frizzanti dell' anno. I ragazzi sanno il fatto loro; a dimostrazione arrivano una serie di brani incandescenti. Un' amicizia di lungo corso, per poi arrivare a mettere in piedi nel 2009 i Tijuana Panthers. Arriva nello stesso anno un "7" e il primo LP, "Max Baker", ultimamente ristampato. Il resto è tutto da recuperare. Ma torniamo ad oggi. "Poster" esce via Innovative Leisure e raccoglie 12 brani per 37 minuti. Tutti di puro godimento, con qualità costante e riff sempre efficaci. Ma a sorprendere sono Set Forth, Send Down the Bombs, Miss You Hardly Know Me, Gated Patio, Front Window Down, Right and Wrong. Garage e power pop di ottima fattura, con chitarre intrise di riverberi, batterie squassanti, bassi gommosi e parti vocali spartite tra i tre musicisti. Tutto all' ombra del sole californiano. Adrenalina e melodia camminano di pari passo per tutta la durata del disco. Ed è forse proprio questo il punto di forza del loro sound. Bastano proprio pochi secondi ed è subito amore. Ora è difficile starne lontani. Dal vivo, poi, si dice facciano faville.

Accattivante | 7.7




venerdì 4 settembre 2015

Slaves - Are You Satisfied?


















L' energia dei Fugazi, l' approccio rozzo dei White Stripes e la sfrontatezza degli Arctic Monkeys. E poi tanta voglia di suonare puro rock 'n' roll. Sono in due e arrivano dal Kent, Inghilterra. Isaac Holman (batteria e voce) e Laurie Vincent (chitarre e voce) scalano le classifiche inglesi entrando dalla porta principale della Virgin Records. "Are You Satisfied?" arriva dopo "Sugar Coated" del 2012, un mini-album contenente 9 brani per poco più di 20 minuti di musica. Siamo di fronte a un suono asciutto, poderoso, e a brani immediati ma non per questo scontati. I due prendono il garage e il punk e gli costruiscono attorno una corazza pop dall' attitudine sarcastica. Il risultato è tutto concentrato in questi 13 brani infuocati. I riff dell' iniziale The Hunter mettono subito le cose in chiaro, passando poi il testimone all' irresistibile Cheer Up London. Da qui in poi le cose iniziano a prendere forma, la velocità tende a salire e SocketsDespair and Traffic e Do Something esplodono come nitroglicerina. I ragazzi sanno il fatto loro, e dimostrano di essere incazzati sul serio. Non basta allora la parentesi acustica della title track a placare i toni: in Wow!!! 7AM  la chitarra riprende ad ardere e la batteria a picchiare forte, mentre in Hey si torna a viaggiare ad alta velocità. Il resto è tutto un sussulto vertiginoso tra fuoco, fiamme e tanta (auto)ironia.

Soddisfatti? | 8

lunedì 29 giugno 2015

Metz - II


















Nei due anni impiegati per pubblicare il nuovo album, i Metz sono di certi migliorati. Se il primo disco mostrava una band per lo più dedita a uno sferragliamento di chitarre quasi incontrollato, il secondo lavoro offre, invece, una visione più matura e disciplinata. Questo non toglie che il nuovo album si presenti ancor più rabbioso del precedente. L' inizio è da cazzotto in pieno volto; di quelli da farti perdere l' equilibrio. Stessa cosa vale per la successiva The Swimmer. Rumore e furia cieca sono le basi su cui si muove l' intero disco. Punk, garage e noise di brutale violenza. Suonati con i Mudhoney e i Nirvana nel cuore. Tutto il disco viaggia veloce. Come una scheggia, come un proiettile. Tagliente, assordante, convulsivo, vertiginoso. Chi più ne ha più ne metta. Non un attimo di tregua. Non c'è tempo di prendere fiato: Spit You Out, I.O.U., Landfill, Wait in Line, Eyes Peeled proprio non te lo permettono. Tutto si gioca su ritmi da capogiro, riff metallici e melodie acuminate. Il resto sono muscoli e sudore. Conti alla mano, questo secondo album della band canadese è tra le cose più potenti che vi capiterà di ascoltare quest'anno. 30 minuti di puro delirio. 30 minuti di sangue al cervello.

Abrasivo | 8

venerdì 19 giugno 2015

What Tyrants - No Luck


















Partiamo subito col dire che questo dei What Tyrants si appresta a diventare uno degli esordi dell' anno. A conferma arrivano una serie contagiosa di brani irresistibili. Sì, perché "No Luck" è un disco che vi farà ballare, sudare, divertire. Garage pop all' ennesima potenza, per farla breve. Loro sono in tre e arrivano da Minneapolis. Sean Schultz alla (chitarra e voce), il fratello Kyle (batteria) e Garrison Grouse (basso) giungono alla prima prova con un disco incandescente: 13 brani che a stento superano i 3 minuti. Tutto tirato al massimo della potenza. Un totale di 33 minuti fatti di stacchi precisi e melodie accattivanti. La partenza viene affidata al rock 'n' roll infuocato di Far Out. E da lì in poi diventa impossibile tornare indietro. Il power trio americano dimostra conoscere bene la materia, sfornando in sequenza brani come Muffins, No Luck, Feeling Alright (I'm Okay). Roba da far venire il capogiro. Ci sono poi 4's and 5's, What Chu Want?, Blue In The Face che mettono in evidenza una vena compositiva davvero straordinaria. Trascinante, frizzante, al limite tra i primi Arctic Monkeys e "MCII" di Mikal Cronin, "No Luck" è uno di quei dischi che praticamente non difettano in nulla. L' unica pecca - se così vogliamo chiamarla - è che per ora il disco sembra essere solo disponibile in cassetta e in digitale.

giovedì 5 marzo 2015

Cruel Experience - Save The Nature Kill Yourself EP


















Cito testualmente il comunicato stampa: "Save The Nature Kill Yourself", doppio Ep ma unico viaggio, storia di un ragazzo che vive nel conflitto tra vita selvaggia e vita moderna, il non avere bisogno di niente e l'aver bisogno degli eccessi. I Cruel Experience sono di Lucca, e tra qualche giorno si apprestano ad iniziare il loro tour, che li porterà in giro per l’ Italia. Efisio Fenu (chitarra e voce), Marta Pierallini (batteria) e Nicola Martinelli  (basso) propongono un garage spietato e sanguigno. Di quelli da far tremare l’ appartamento. I tre ragazzi se la giocano bene. Il loro biglietto da visita è un doppio EP uscito nel settembre 2014 per la francese Sirona-Records. Due dischi, un unico viaggio, quindi. 6 tracce in totale, che non lasciano un attimo di tregua; suonate con una furia tale da far accapponare la pelle. L’attitudine punk si avverte sin dai primi istanti, riversandosi sull’ ascoltatore come una tigre inferocita. Un suono acido e preciso, con ritmi alla nitroglicerina, accelerazioni improvvise e tonnellate di fuzz. Il tutto con una forte impronta lo fi. Efisio si arma di chitarra, mettendosi alla guida di questo assalto sonoro registrato nella sala prove di Andrea Rielli tra dicembre 2013 e gennaio 2014, da Simone Ferroni. 6 schegge impazzite che catturano all’ istante. Il risultato non può che essere positivo. Bravi, ragazzi. 

Fiammante | 7.4


venerdì 5 dicembre 2014

Useless Eaters - Bleeding Moon


















Il principale problema dei dischi pubblicati nei mesi di novembre e dicembre è spesso quello di non trovare spazio nelle classifiche di fine anno: troppo tardi per l' anno in corso, troppo presto per quello entrante. Accade, quindi, che di questi dischi quasi non rimanga nessuna traccia. E nel caso di "Bleeding Moon" sarebbe davvero un peccato. L' album, in realtà, viene messo fuori dalla Castle Face Records a metà ottobre, ma inizia a farsi notare solo da pochi giorni. Gli Useless Eaters portano a compimento il loro quinto lavoro in poco più di 6 anni di attività. La questione la si potrebbe spiegare con poche parole: garage da scorticamento cerebrale. La base di partenza dei quattro ragazzi americani è Memphis. Le intenzioni sono quelle di prendere il punk, rivestirlo di armature metalliche e farlo bruciare a temperature elevatissime. 12 schegge infuocate che a stento superano i tre minuti (fatta eccezione per i 4 minuti Simple Device), si insinuano di violenza sotto pelle. Brucia in un' eruzione rosso sangue la musica di Seth Shutton, Byron Blum, Miles Luttrell e Brendan Hagarty. Carico di un' energia lo fi incandescente, ricoperto da ritmiche gommose e chitarre lancinanti, "Bleeding Moon" si presenta come un disco corrosivo e alienante. Potete provare ad ascoltarlo a volumi altissimi. L' idea non sarebbe male.

Tagliente | 8

venerdì 31 ottobre 2014

Purling Hiss - Weirdon


















Un disco del genere arriva e ti spiazza. Del progetto Purling Hiss sappiamo due cose: la prima è che dietro a questo pseudonimo si cela Mike Polizze, musicista di base a Philadelphia; la seconda è che Polizze è uno che sa il fatto suo, ed è ormai in giro da un po’ di anni. Liberatosi finalmente da un approccio musicale alquanto rumoroso, oggi il musicista americano giunge finalmente alla prova della maturità. “Weirdon” offre una raccolta brillante di canzoni stralunate ricoperte da quintali di fuzz. Power pop à la Ty Segall, per dirne una. Occorre farsi trascinare da questa miscela esplosiva di psichedelica zuccherosa: Forcefield of Solitude, Learning Slowly, Another Silvermoon, Six Ways to Sunday scorrono via deliziando l’ascoltatore tra fragranze paisley; Reptili-A-Genda, I Don't Wanna Be A.., Running Through My Dreams sono acido songwriting; Sundance Saloon Boogie, Where's Sweetboy, Aging Faces, Airwaves deflagrano in piccole schegge garage pop.  Dopo essere entrato a far parte della Drag City, Polizze ha migliorato il proprio stile affidandosi (soprattutto) alla melodia. Il risultato sono 11 sigilli incandescenti che sembrano proprio non stancare mai. Questo ce lo ritroviamo senza dubbio nelle liste di fine anno.

Brillante | 8 

venerdì 22 agosto 2014

Ty Segall - Manipulator


















Facile perdere il conto delle innumerevoli pubblicazioni di Ty Segall. Dalle uscite soliste alle svariate collaborazioni, passando per i progetti paralleli, Ty dimostra essere un uragano irrefrenabile. Lo avevamo lasciato lo scorso anno alle prese con il progetto Fuzz e un disco solista alquanto diverso dal solito, “Sleeper”, realizzato dopo la prematura scomparsa del padre adottivo a causa di un cancro, e l’allontanamento dalla madre. Una manciata di mesi bastano a ricaricare le batterie. Ecco allora che il folletto di origine californiana ci regala l’ennesimo viaggio all’ acido lisergico: “Manipulator” si compone di 17 schegge sonore che spaziano tra garage, psych-pop e hard rock. Basta la solita mareggiata di chitarre distorte, tanta psichedelica nel cuore e il gioco è fatto: It’ s Over, Feel, Connection, Susie Thumb, The Crawler, sono assalti fragorosi a cui è impossibile resistere. The Clock, Green Belly, The Hand si cullano dolcemente tra melodie 60’s. Tutto suona godibile e fresco, con pochi eccessi e poca rabbia. “Manipulator” risulta essere un disco bello; forse il lavoro più accessibile e meglio prodotto finora. Scommetto che alcune di queste canzoni ce le porteremo dietro per un po’di tempo. L’ appuntamento con Ty Segall è tra qualche mese. Di certo ha già pronto un altro album.  Basta solo attendere.

Frizzante | 7.6

lunedì 16 giugno 2014

Majestico - When Kingdom Come


















Basta imbattersi nel video trailer dell’album per capire che alla base di questo disco c’è tanto divertimento. Difficile trovare informazioni riguardo la formazione di Nashville guidata da un certo Majestico. Limitiamoci a dire, che “When Kingdom Come” è tra i dischi più riusciti dell’anno, forte di un garage frizzante e avvenente. Insomma, lasciamo parlare la musica. Siamo di fronte ad un lavoro che propone quel sound psichedelico tipico degli anni ’60, con una formula ben collaudata: ritmi serrati, melodie lisergiche, fuzz a valanga e tanto divertimento. Just Want To è il brano scintilla che ha il compito di iniziare questa fiammata poderosa. Gimme Love propone un sound spy irresistibile; La La Gulag è un rigurgito punk di straordinaria potenza. Ma siamo semplicemente all’inizio: Love is God è di quanto più gagliardo abbiate ascoltato quest’anno, e il country schizofrenico di Terrify è un vero sballo. Black Giraffe ha un andamento affabile. Si susseguono una sfilza inarrestabile di brani ricoperti da tonnellate di psichedelica: la selvaggia Kiss on Time, l’arguta Semyaza Sings, il blues acido di Atropa Belladonna Blues. Chiude la ballata obliqua Melons. “When Kingdom Come” è un disco che cresce con l’ascolto. Un totale di 10 tracce per appena 28 minuti di puro godimento. Unica raccomandazione: alzare il volume il più possibile.

Buon divertimento | 8

 

domenica 13 aprile 2014

Sultan Bathery - s/t


















Vi propongo un gioco: provate ad ascoltare almeno una traccia da questo album e tirate poi ad indovinare da dove provengono i Sultan Bathery. Stati Uniti? Inghilterra? Svezia? E se invece vi dicessi che arrivano semplicemente dall’Italia, mi credereste? Nel 2012 ci pensava l’ EP “Fireworks”a mettere in evidenza le potenzialità dei tre ragazzi vicentini. Euforico e incandescente, questo primo full length ci mostra una band capace di masticare bene il garage psichedelico dei 60's, colmandolo di grinta e divertimento. Pubblicato dall’americana Sloveny Recordings, “Sultan Bathery” è un disco praticamente imperdibile. Prendete la partenza di Satellite, un missile lanciato nello spazio che esplode con una potenza inarrestabile; c’è poi il furore di Mirror, la bellezza allucinogena di Spring of Youth, il blues acido di On The Run, l’aggrovigliarsi feroce di Something Good to Me, l’esplosione cosmica di Where Lights Are Low. Altri episodi come Purple Moon, Flowers of Evil, Dead Lives, non sono certo di livello inferiore.“Sultan Bathery” combina bene potenza e tecnica raggiungendo vette altissime, e ci propone 12 tracce da spappolare il cervello, in un vorticoso e torrenziale mix narcotico. Un suono imbottito di distorsioni lancinanti e riff incandescenti delinea le coordinate di un primo disco davvero irresistibile, ricco di soluzioni melodiche e accelerazioni improvvise. Se fossero americani, inglesi o svedesi, ora ne parlerebbero tutti.

Tenetevi forte! | 8

http://slovenly.bandcamp.com/album/sultan-bathery-self-titled-lp

lunedì 7 aprile 2014

Eagulls – s/t


















Una partenza folgorante con Nerve Endings. Arrivano poi Hollow Visions, Yellow Eyes e Tough Luck  a spazzare via ogni dubbio: gli Eagulls spaccano di brutto! Provenienti da Leeds, Mark Goldsworthy Henry Ruddel, Tom Kelly, Liam Matthews, guidati dalla voce di George Mitchell, dopo una serie di Ep, arrivano finalmente all’ esordio con questo omonimo album e iniziano a farsi notare grazie anche a qualche apparizione televisiva al celebre David Letterman Show. Caratterizzato da un suono oscuro e nervoso, “Eagulls” esplora i territori del post punk tra ondate di potenza asfissiante. Un rock spigoloso e ossessivo travolge l’ascoltatore fin dai primi istanti in uno tsunami di rabbia ed energia viscerale che s’innalza abbattendo ogni argine. Ritmi martellanti, chitarre vorticose, riff incandescenti e una voce delirante, sono gli ingredienti di un disco esplosivo che viaggia a ritmo spedito per tutta la sua durata.

Rovente | 8

Ascolta "Opaque"

martedì 25 febbraio 2014

Kaviar Special - s/t


















Non capita a tutti di esordire con un disco del genere.
Si affacciano in modo prepotente sul panorama indie rock i 4 ragazzi provenienti da Rennes, Francia. Il biglietto da visita è un album omonimo, che sorvola un garage di bassa fedeltà, incastonato in un punk spigoloso. Un esordio a dir poco esplosivo: Diting A Slut dà il via alle danze tra un ritmo martellante e un power pop fragoroso. Dead, Bored To Death, Shirley, Poison Cake, sono roba da far smuovere il culo ai più pigri. “Kaviar Special” è un continuo e frenetico assalto sonoro, in cui 4 si trascinano dietro le melodie più affabili della surf music, abbracciando con disinvoltura il punk più incazzoso (Summer,#1). Stupefacenti melodie vengono sommerse da tonnellate di chitarre fuzz (Paradise). Riff incandescenti, ingabbiati in una psichedelica sfuggente, infuriano senza controllo (Mr. Pickle, Ptit Cul, Sabadidon). Un garage rock furente e spavaldo, traccia quelle che sono le coordinate musicali dei 4 musicisti francesi, guidandoci lungo un coacervo sonoro gradevole quanto asfissiante. In media i brani superano a stento i 3 minuti (fatta eccezione per la conclusiva Untitled Relationship, che sfiora i 4 minuti).
Adrien, Jérémy, Léo e Vincent, che Dio vi benedica.

Scintillante | 8.3

Ascolta il disco in streaming