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mercoledì 20 aprile 2016

Russo Amorale - s/t EP


















Ugo Russo, questo il il nome all' anagrafe, si affaccia al mondo della musica italiana con un EP autoprodotto, che esce per la New Model Label e registrato tra Lione, Nancy e Bologna. Ugo nasce nel febbraio del 1991 a Nancy, piccolo borgo della Lorena. Figlio di genitori italo-francesi, Russo ci schiaffa davanti un disco breve che mette in chiaro una cosa: il ragazzo è bravo; bravo davvero. Siamo su quella linea di confine che unisce il folk rock e il blues al più classico cantautorato italiano. Cinque canzoni, tra cui le ultime due in unplugged. C'è da farsi prendere dallo stupore quando attacca il primo brano: L' emergenza di emergere, pezzo magnifico nel suo incedere. Un brano potente, che entra di diritto tra le cose italiane più belle ascoltate quest'anno. C'è poi Fossato 41 che ci accompagna tra le vie di Bologna con un folk rock che sul finire si trasforma in un gospel disperato; Torrione 10 è ancora una volta brano potente, nervoso, tenuto in piedi da un basso pulsante. Arrivano poi i due pezzi acustici: Le cose (che ti fanno prendere male) e Galileo (unico brano in inglese), entrambi registrati in presa diretta e senza sovra-incisioni. Un esordio abbastanza convincente che speriamo maturi presto in un primo album.

Buona la prima | 7




venerdì 8 aprile 2016

Andrew Bird - Are You Serious


















Chiedetemi di stilare una classifica dei più bravi cantautori contemporanei e il nome di Andrew Bird figurerebbe almeno tra i primi cinque. Il fatto è che il ragazzo praticamente raramente ha sbagliato un disco. Qualche punto debole lo mostrava forse "Things Are Really Great Here, Sort Of..." con le riletture di brani degli Handsome Family. Lo avevamo lasciato pochi mesi fa alle prese con lo strumentale "Echolocations: Canyon" e lo ritroviamo oggi a fare ciò che gli riesce meglio: scrivere piccoli gioielli pop. E la partenza di Capsized  conferma quanto appena detto. "Are You Serious" è la decima tappa nella ormai imperdibile discografia dell' autore americano, e si guadagna fin da subito un posto nel cuore e nella testa presentandosi in due diverse versioni deluxe; la prima con in aggiunta un 7 pollici e l' altra un EP di inediti accompagnati da più un libretto di 64 pagine con l' artwork di ogni traccia in scaletta. Se poi aggiungiamo che il disco è praticamente bellissimo dall' inizio alla fine e si impreziosisce anche della collaborazione di Fiona Apple (Left-Handed Kisses), il risultato che avremo è quello di un prodotto imperdibile. Folk ricamato su tessuti pop. Non mancano momenti delicati, sfumature world, virtuosismi e spunti inaspettati. Una scrittura fresca e sempre attenta, guidata da una strumentazione brillante, associata a una produzione impeccabile, fanno di questo decimo album uno dei lavori meglio riusciti dell' intera avventura. Se la giocano canzoni strabilianti come Roma Fade, Puma, Are You Serious, Saints Preservus, The New Saint Jude. 

Formidabile | 8





venerdì 19 febbraio 2016

Sin Ropas - Mirror Bride


















I Sin Ropas arrivano da Marshall, North Carolina, e sono Tim Hurley (Red Red Meat) e Danni Iosello (Califone, Errs), compagni sul palco come nella vita. Attivi sul campo da più di dieci anni ma ancora oggi poco celebrati, giungono ora al loro quinto sigillo. Sono passati sei anni dal precedente lavoro, eppure i due sembrano avere ancora idee ed energie da vendere. "Mirror Bride" mette in scena una manciata di canzoni che fin da subito si attaccano alla pelle. Siamo dalle parti dei Low, ma con chitarre più acide e sporche. Dall' inizio struggente di Save Me a Place, passando per il folk rock in distorsione di Crows; dalla malinconia sghemba di  Brush for This alla psichedelia tribale di Silver Brow; dagli echi canterburyani di Summer Bag alle melodie vaporose di Broken Beaches. Ci sono poi il blues arcaico di Mirror Bride e la dolente Tourniquet. Il tutto forte di una produzione curata nei minimi dettagli e di un' eleganza nella costruzione delle melodie che fanno di questo nuovo album l' ennesimo gioiello. C'è anche lo sguardo attento di Brian Deck già a fianco di Red Red Meat e Modest Mouse. Il risultato è un disco in grado di picchi di bellezza che esplodono ad un ascolto attento. Una intensa selezione sognante composta da brani delicati, dolenti, immersi tra atmosfere folk rock con divagazioni slow core e sussulti psichedelici qui e lì. L' unico difetto può essere riscontrato nella durata: poco più di mezz'ora, ma tutti di un livello davvero alto. Il disco verrà pubblicato insieme a un libro di racconti scritti dalla stessa Danni Iosello (edito dalla Errs Press). Da restarne estasiati fin da subito. Tra qualche giorno li troveremo anche in giro per l' italia.

Intenso | 7.6




giovedì 3 dicembre 2015

Giancarlo Frigieri - Troppo Tardi

Nel libretto interno a un certo punto appare la scritta "Ascoltare a volume alto". Ciò accade prima che arrivi Il Chiodo, brano che si apre così: "Il sale delle lacrime a volte sembra dolce. Ed è qui che iniziano i guai". Giancarlo Frigieri è uno di quelli bravi, soprattutto con le parole. La conferma arriva da queste splendide otto canzoni, che vanno a comporre il settimo album da solista pubblicato dal 2006 ad oggi. Messi alle spalle i progetti Julie’s Haircut e Joe Leaman, Frigieri intraprende una carriera solista di tutto rispetto che lo vede impegnato sul fronte della canzone d'autore. I primi due album in inglese. Poi nel 2009 il passaggio alla lingua italiana. L' autore emiliano oggi si dimostra ancora una volta abile nel saper infondere energia alle proprie composizioni. Dal precedente "Distacco" è trascorso poco più di un anno, il tempo opportuno per ritrovare l' ispirazione. "Troppo Tardi" è un disco intenso, robusto, incisivo nei testi e nelle composizioni. Il nostro si arma solo di chitarra, voce e qualche effetto analogico, intagliando una raccolta di brani che all' occorrenza sanno essere feroci e intimi. Si pensi al noise dell' iniziale Nakamura e alla delicatezza di Galleria. C'è poi un forte senso di libertà a regolare l' intero lavoro. In tal senso Elicotteri e Cani, con quelle chitarre taglienti in distorsione, è uno dei momenti migliori del disco. Frigieri si muove con agilità, districandosi tra folk rock e la più classica canzone d'autore italiana. Fa tutto nel modo migliore possibile, usando cinismo, rabbia e sarcasmo, elementi che si annidano anche tra le melodie affabili di Nel Mondo che Fremo e Il Limite. La qualità è sempre alta; il suono sempre smagliante. Lo dimostrano sul finire la splendida Motivi Familiari e l' incisiva Fiori. A sigillare il disco arriva Il Chiodo, brano in cui la sapiente scrittura dell' artista romagnolo vive il suo apice grazie  a parole che si conficcano dritte al cuore. Chitarre e voci, quindi, sono gli unici strumenti con il quale Frigieri costruisce l' intero lavoro. Un disco tutto incentrato su un tema importante: la sconfitta, che è anche - e soprattutto - un modo per ripartire.

Tagliente | 7.5



lunedì 2 marzo 2015

Davide Solfrini - Luna Park


















Luna Park” è uno di quei titoli che inevitabilmente rievoca ricordi; ricordi di un luogo dove praticamente siamo passati tutti. Davide Solfrini giunge al suo nuovo album facendo tesoro di quanto appreso negli anni. È ancora una volta quel suono di matrice americana tra rock, folk e blues a intagliare queste nuove canzoni. Il cantautore romagnolo fa quasi tutto da solo, col sostegno di Gabriele Palazzi Rossi e Francesco R. Cola alla batteria, Paolo Beccari all'armonica ed Omar Bologna alla chitarra. Nel  “Luna Park”  di Davide la vita gira come una giostra, lungo un viaggio fatto di ricordi adolescenziali, di solitudine, storie di tossicodipendenza, di amori perduti. Uno scenario, quello disegnato da Solfrini, che però sa di speranza. Canzoni autentiche, palpabili, volte a collocare il tempo, i luoghi e i ricordi. Abbiamo tra le mani un lavoro onesto, sincero, fatto di canzoni che funzionano sia dal punto di vista musicale che dal punto di vista dei testi. Penso soprattutto a brani come Bruno, Cenere, Luna Park; a ballate come Mai più ogni cosaCi vuole tempo. È rock che racconta la vita, con le sue vittorie e le sue sconfitte.  Un’ identità musicale ormai delineata. Una scrittura essenziale e di carattere. Un suono che oltre a rifarsi al rock più classico, si contagia oggi di elettro-wave in stile 80’s (Luna Park, Hardcore) e di acidi spasmi noise (Mi piace il blues). Davide ha il giusto potenziale, e al prossimo giro potrebbe sorprendere davvero.

Vivo | 7



giovedì 18 dicembre 2014

Blessed Child Opera - The Darkest Sea

"The Darkest Sea" veniva pubblicato su Seahorse Recording (etichetta discografica indipendente fondata dallo stesso Paolo Messere) il 21 ottobre dello scorso anno. Io, purtroppo, ci arrivo solo ora. Ma si sa: non è mai troppo tardi, soprattutto per mettersi all' ascolto di un disco bello come questo. La creatura di Paolo Messere cambia nuovamente forma e arriva al sesto sigillo, concependo un' opera dalle atmosfere oscure. Tre anni fa era stata la Sardegna ad ispirare le canzoni di "Fifth". Ora tutto nasce da un' altra isola italiana: la Sicilia. È il fascino del mare siciliano ad aiutare Paolo nella gestazione di questo lavoro. Il musicista napoletano usufruisce del sostegno di Carmelo Amenta alle chitarre e Marco Sciré alla batteria, e dà vita a questo nuovo affascinante capitolo. Scarne e notturne, le nuove composizioni nascono nel 2012 e vengono registrate in poco più di una settimana: canzoni affilate come lame, dall' acustica tagliente. Si ha giusto il tempo di rendersi conto di quanto il titolo dell' album rispecchi in modo perfetto il mood dell' intero disco, che I Had Removed Everything è pronta ad ipnotizzare. L' impressione è quella di trovarsi tra le visioni apocalittiche di David Tibet e il folk crepuscolare di Mark Lanegan. È materiale affascinante quello che ci troviamo tra le mani: Misunderstood prosegue sulla stessa scia del brano d' apertura, innescando visioni allucinate, ribadendo le coordinate musicali del nuovo disco. Le sonorità folk rock del precedente lavoro vengono spodestate da un flusso nervoso di canzoni inquiete. Il tutto diventa più oscuro: Blindfold,  Lazy Shot In The Belly, non fanno altro che confermare la vena ispirata di Messere nel concepire ballate dal fascino sinistro. È una continua discesa tra acque torbide quella che ci troviamo ad affrontare: In The Morning, 45 - Near The Sea, annegano in un dark folk nero come la pece. Ci sono poi i sussulti dark wave di You Can’t Teach Me How To Change My Life; le peripezie infernali di I Look At You (But I Already Know Your Answer); la torbida Friends Faraway; e il finale gotico di December Wind. Paolo Messsere costruisce un lavoro sapiente, in grado di conquistare al primo ascolto. Scoperto con più di un anno di ritardo, dicevo. Ma alla fine ciò che conta è esserci arrivati.

Intenso | 7.4

lunedì 29 settembre 2014

Jon Allen - Deep River


















Tirare in ballo i soliti paragoni con Nick Drake è forse l’ultima cosa da fare. Per molti risulta inevitabile se imbracci una chitarra. Jon Allen non è certo il cantautore che fa gridare al miracolo, è più semplicemente uno che sa scrivere belle canzoni. Scusate se è poco. Il giovane musicista di origine inglese torna a deliziarci con un terzo disco, il più bello del lotto. “Deep River” affonda le radici in un certo folk rock romantico che si aggrappa al cuore al primo ascolto. Le tracce di questo nuovo lavoro godono di una produzione mirata a curare ogni minimo dettaglio: intime e malinconiche, eleganti e intense, capaci di scorrere tra le venature del soul e del blues. E così ti ritrovi davanti alla bellezza di brani come Night and Day, Lady on the Water, Deep River, Wait For Me, Get What's Mine, All The Money's Gone. Non ci sono azzardi né sperimentazioni. Tutto procede con la più schietta e pura disinvoltura. Ed è forse questo il punto di forza della scrittura di Jon Allen: la semplicità. Quella voce roca e quella voglia di cantare a cuore aperto, fanno di questo nuovo album  una collezione di canzoni sincere. Manca forse solo quel tocco di personalità in più. Il risultato è comunque convincente. 

Onesto | 7.3

sabato 26 aprile 2014

R.G. Morrison – Diamond Valley



















Splendida la copertina. Meravigliosa la traccia di apertura (Diamond Valley, che dà il titolo all’ album). Fidatevi: questo è un disco che merita le dovute attenzioni. Rupert Morrison, questo il nome che si cela dietro il progetto R.G. Morrison, è un giovane cantautore inglese che insieme al suo gruppo oggi giunge alla terza uscita discografica dopo “Farewell, My Lovely” del 2010. Dopo un silenzio durato 4 anni, la formazione proveniente dal Devon, regione del Regno Unito situata nella penisola della Cornovaglia, ritorna quindi sulla scena con questo “Diamond Valley”. Il nuovo lavoro naviga tra le acque inquiete di un folk rock intimista e penetrante, narrando di amore, speranze e delusioni. Le 10 fragili canzoni si lasciano ascoltare dolcemente, trascinandosi dietro un forte sapore di malinconia. Evocativo, delicato e ricco di incursioni elettriche, “Diamond Valley” si prepara ad essere un degli ascolti più intensi di questo 2014, offrendo stupende canzoni come Save a Little Fear, Love Saved The Nineties, The Sun, Weary.
Genuino | 7.4

http://thergmorrison.com/

mercoledì 16 aprile 2014

Eels - The Cautionary Tales of Mark Oliver Everett


















Riecco Mark Everett e il suo progetto Eels. Riecco, insomma, un altro grande disco. Senza alcun dubbio “The Cautionary Tales of Mark Oliver Everett” è uno degli album che più attendevamo. Senza alcun dubbio, uno degli album più belli del 2014. A poco più di un anno di distanza dal precedente “Wonderful, Glorious”, Mr. E torna ad ammaliarci grazie al suo cantautorato personale e colmo di malinconia. Già nello strumentale di Where I'm At sembra essere racchiusa un’ intimità che il nostro non esibiva ormai da tempo. Parte poi la seconda traccia e ti rendi subito conto di trovarti davanti ad un opera sincera e personale, un lavoro introspettivo in cui Mark Everett punta tutto su ballate malinconiche. E allora ecco il fantasma di Tom Waits aleggiare sulle stupende Gentlemen's Choice, Where I'm Going. Canzoni impalpabili come Lockdown Hurricane, Agatha Chang, Series of Misunderstandings, si aggrappano all’ anima. Il resto lo fanno poi le meravigliose Parallels, Mistakes of My Youth, A Swallow in the Sun, Where I'm From. Prodotto con cura, e suonato con il cuore tra le mani, “The Cautionary Tales of Mark Oliver Everett” è un trionfo di nostalgia. Lunga vita a Mark Everett.

Sensibile | 8

giovedì 10 aprile 2014

Water Liars – s/t


















I Water Liars vengono da Pittsboro, Mississippi, e sono formati da Andrew Bryant, Justin Peter Kinkel-Schuster e GR Robinson. Il loro nuovo lavoro s’intitola semplicemente “Water Liars”, e segna la terza uscita discografica in soli tre anni di attività. La scelta di pubblicare un disco omonimo spesso sta ad indicare che si tratti del proprio lavoro più personale; pensiero confermato dalla splendida carrellata di canzoni che si susseguono attraverso un alt-country e un folk rock travolgente. Ecco allora che questo nuovo disco si apre con una potentissima Cannibal, per poi proseguire con le sferzanti War Paint, I Want Blood. Quando pensi di aver ormai capito la direzione intrapresa, arriva una splendida ballata come Let It Breathe a toglierti il fiato (scusate il gioco di parole). Ma non finisce qui: Tolling Bells, Pulp, Turn Me On, si insidiano nelle vene grazie ad una scrittura solida ed efficace, e ad aperture melodiche che abbracciano il cuore. Nulla di nuovo, insomma. Semplicemente 11 splendide canzoni che hanno la capacità di rendere migliore la vostra giornata.

Fluente | 7.4

lunedì 24 marzo 2014

The Soft Hills - Departure


















Mettete insieme il folk ancestrale dei Fleet Foxes, l’urgenza psichedelica degli Arboretum e lo spirito nostalgico dei Radiohead, e ciò che otterrete è qualcosa di molto simile al sound dei Soft Hills. Dopo uno scisma interno che ha portato ad un inevitabile cambiamento di line up, la band di Seattle, ora rimaneggiata, ma pur sempre sotto la guida dell’ instancabile Garrett Hobba, giunge a questa nuova pubblicazione a distanza di un anno dal riuscitissimo “Chromatisms”. Le atmosfere rock psichedeliche del precedente lavoro lasciano spazio a sonorità vellutate, in cui le melodie sinuose di brani come Black Flowers, The Fold, White Queen, creano un andamento onirico alquanto fatato. La sensazione che si avverte è quella di trovarsi intrappolati all’interno di un paesaggio lunare in totale assenza di gravità. Una sorta di folk rock spaziale che si dilata ipnotico lungo morbide stratificazioni di ammaliante psichedelica, in cui sogni e disillusioni sono alla base dell’intero lavoro. Come polvere stellata, la voce di Hobba sembra posarsi leggera su un tappeto sonoro suggestivo, immerso in una bruma di nostalgia instabile. Difficile non lasciarsi trasportare dalle malinconiche Road to the Sun, Here It Comes, Blue Night, o dalle più inquiete Golden Hour, How Can I Explain?, Stairs. “Departure” offre quindi un leggero cambio di prospettiva, regalandoci ancora una volta una raccolta di canzoni magnifiche. Ce lo ritroveremo tra i dischi più belli dell’anno.

sabato 1 marzo 2014

The War On Drugs - Lost In The Dream


















È un approccio molto personale a modellare questo nuovo lavoro dei The War On Drugs. Scritto e registrato da Adam Granduciel nel corso di due anni trascorsi on the road tra Philadelphia, New York, North Carolina e New Jersey, “Lost In The Dream” è il terzo album per l’ex formazione dell’ormai celebre Kurt Vile, e giunge a distanza di tre anni da “Slave Ambient”. Mentre Vile ha ormai intrapreso una carriera solista che lo ha portato a divenire più celebre della sua ex formazione, i The War On Drugs si rimboccano le maniche e tornano nuovamente alla ribalta con un lavoro alquanto riuscito. In questo nuovo capitolo, Adam Granduciel, leader e anima della band, dà vita ad una serie di canzoni fragili e melodiche, racchiuse in una nuvola autunnale di malinconia. Si oscilla tra il più classico rock cantautorale (Eyes to the Wind, In Reverse), ballate delicate (Suffering, Lost In The Dream), e canzoni gloriose (Under the Pressure, Red Eyes, An Ocean in Between the Waves, Burnung) , il tutto immerso in un sound dove si alternano stratificate visioni sonore in perfetto stile new wave. Denso di una psichedelia sognante, “Lost In The Dream” scivola leggero attraverso una commistione nostalgica conturbante, in cui le qualità di Granduciel e soci brillano attraverso melodie incisive ed evocative.

Splendente | 7.8

Ascolta "Red Eyes"

giovedì 13 febbraio 2014

Autumn Defense - Fifth


















John Stirratt e Pat Sansone, entrambi membri stabili degli Wilco, tornano con un nuovo splendido capitolo, il quinto (come suggerisce il titolo) in carriera per i due musicisti americani. Il loro percorso parallelo ai Wilco sfocia in una passione per il country rock e la pop song in stile sixties; composizioni che nascondono al proprio interno le influenze di Bealtles, Loggins & Messina, CSN&Y, mostrano la classe e il talento di scrittura da parte dei due musicisti di Chicago, capaci di dare vita a brillanti e semplici canzoni dall’ aspetto affabile. “Fifth” non si discosta troppo dalle sonorità dei precedenti lavori, offrendo una musica sempre raffinata e confortevole. Le 12 tracce di questo nuovo album ripercorrono le strade assolate dell’America degli anni ’70, grazie ad una serie di meravigliosi brani: This Thing That I've Found, I Can See Your Face, Why Don't We, Things On My Mind, What's It Take, sono i momenti migliori di questo ritorno. Registrato sia negli studi Black Sheep and Minbal di Chicago che nel personale studio Mixon Administration di Sansone e Josh Shapera, questo nuovo full length vede la collaborazione di James “Hags” Haggerty al basso, Greg Wieczoreck alla batteria e John Pirrucello alla chitarra elettrica e alla pedal steel.

Elegante | 7.5