Visualizzazione post con etichetta Psichedelia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Psichedelia. Mostra tutti i post

lunedì 22 febbraio 2016

Motorpsycho - Here Be Monsters


















Quella dei Motorpsycho è un' avventura nata sul finire degli anni '80. Un primo disco nel 1991 e poi una lunga sfilza di pubblicazioni che messe insieme compongo uno strabiliante mosaico sonoro. Oggi i norvegesi ci piazzano davanti ancora una volta un rock di spessore, fatto di divagazioni prog, ossature blues e slanci psichedelici. Un suono sontuoso, costruito su architetture precise e con un' impronta a tratti differente dal precedente lavoro. In tal senso il pianoforte di Sleepwalking chiarisce fin da subito le cose. Fanno soprattutto la differenza le tastiere di Thomas Henriksen, che per l' occasione si affianca a i tre anche in veste di produttore. Fuori le chitarre di Reine Fiske che impreziosivano "Behind The Sun", quindi. Il risultato è un caleidoscopio capace di rievocare ora i Pink Floyd di "Dark Side of the Moon" (Lacuna/Sunrise), ora i Genesis di "A Trick of the Tail" (Running With Scissors). Non mancano certe sfuriate di grande potenza (I.M.S.) e immersioni nei meandri del folk spichedelico con un brano scritto dal grande Terry Callier e portato al successo dagli H.P. Lovecraft (Spin, Spin, Spin). Il finale è affidato a Big Black Dog, poco più di 17 minuti a metà strada tra i vocalizzi a-là Crosby, Stills & Nash e un heavy psych al rallentatore pregno di drammatica inquietudine. "Here Be Monsters" è l' ennesimo centro pieno. La loro grande forza sta nel rinnovarsi sempre e comunque mantenendo un livello altissimo. E non è cosa da poco.

Torrenziale | 8



venerdì 22 gennaio 2016

Ty Segall - Emotional Mugger


















Detto tra noi, non vorrei essere nei panni di chi un giorno dovrà mettere su carta l'intera opera di Ty Segall con tanto di collaborazioni e quant'altro. Lo sappiamo bene: il ragazzo non riesce a starsene con le mani in mano. Neanche il tempo di concludere il nuovo album con i Fuzz che già è pronto il suo ottavo disco da solista. Insomma: una fertilità compositiva da far impallidire chiunque. "Emotional Mugger" è ancora una volta un lavoro riuscito. Bastano i primi 3 minuti scarsi di Squealer per capire quanto la musica del musicista americano stia man mano assumendo una forma precisa, in bilico tra garage, psichedelia, glam, pop e hard rock. Una centrifuga capace di risucchiare al suo interno influenze di vario genere per poi sputare fuori qualcosa di sempre diverso, potente e, volendo, anche ambizioso. Succede quindi che gli undici brani contenuti nel nuovo disco siano tra le cose migliori e più folli prodotte finora da Ty. Un crescendo di melodie al servizio di chitarre al massimo della distorsione. California HillsEmotional Mugger/Leopard Priestess e Diversion sono regolate da un tasso di potenza capace di procurare energia ad un intero isolato. Ci sono poi le cantilene sbilenche di Mandy Cream e Squealer Two, il garage futurista di Candy Sam e un finale con The Magazine che proprio non ti aspetti. In definitiva: 38 minuti che reggono bene ad ogni passaggio.

Alieno | 7.8

Streaming


giovedì 19 novembre 2015

Early Mammal - Take a Lover


















Ci sono alcune novità per gli Early Mammal: un cambio di line up che vede l' uscita del tastierista Denis Belinder e l' entrata del batterista dei Wolf People Ben David, e l' approdo ad una nuova etichetta, la Riot Season. Giunti ora al terzo sigillo, gli inglesi capitanati da Rob Herian spalancano le porte dell' infinito. Il percorso è arduo, tutto incentrato su un blues cosmico che deflagra in vortici psichedelici. La partenza è affidata alla strumentale Great German, un crescendo esasperante di stoner con deviazioni space; Inside si presenta come una lenta liturgia ascensionale; Morning mette in scena un suono sempre più sontuoso che infine sfocia nella liturgica Sigh On. Ma è Glad is Night il pezzo pregiato: quasi nove minuti di un tortuoso mantra ipnotico-distorsivo. Si fa notare poi il finale ustionante di The Good / GG Return & Out. "Take a Lover" ci mostra una band capace di disegnare un percorso sofisticato, fatto di flussi elettrificati ed esplosioni incandescenti. Energico, preciso e per lo più strumentale, questo nuovo lavoro mostra tanta disciplina e qualche difetto nella ripetitività. 8 movimenti tellurici all' insegna di un sound non troppo innovativo ma comunque efficace.

Imponente | 7.5

mercoledì 28 ottobre 2015

Serpent Power - Serpent Power


















I Serpent Power sono la creatura di Ian Kelly e Paul Molloy. Il primo batterista dei Coral, il secondo polistrumentista degli Zutons. A distanza di un anno dalla nascita i due sfornano un disco di esordio di tutto rispetto. Una dozzina di brani in scaletta per poco più di 42 minuti all' insegna di ballate spettrali a metà strada tra i Beatles e Syd Barrett. Buona la costruzione delle melodie; ottimo l' approccio a una psichedelia docile che in certi sensi rimanda alla stagione folk rock californiana. A questo aggiungiamo una visione dark horror presente in tutti i brani e anche nella copertina. I due si fanno apprezzare sin da subito:  Dr. Lovecraft's Asylum, The Man Who Shrunk the World e Lucifer's Dreambox sono il migliore inizio possibile. Canzoni costruite su scampoli di melodie narcotiche, pervase da atmosfere sgargianti che si muovono agili e sinuose tra echi di Byrds e spunti dixie, ci accompagnano lungo un percorso che si fa sempre più fascinoso. Il risultato è un disco ingegnoso ma d'approccio immediato, capace di incantare grazie a una sequenza di brani splendidi e di ottima fattura (Th Siren, Killer Cherry Pie, Life is a Ball sono tra le migliori del repertorio). Non mancano moog, mellotron e chitarre ben affilate. Una formula che funziona in tutti i sensi e che lascia ben sperare per i progetti futuri.

Magico | 7.6



giovedì 24 settembre 2015

Sam Cohen - Cool It


















Finora pare proprio che di Sam Cohen si siano accorti in pochi. Anzi, in pochissimi. Samuel Benjamin Cohen, questo il nome completo, è un cantautore polistrumentista residente a Brooklyn. Alle spalle un passato come membro fondatore degli Apollo Sunshine e dei Yellowbirds. Ci sono poi alcune collaborazione importanti con Joseph Arthur, Norah Jones, etc. Nato e cresciuto tra le terre del Texas, e poi trasferitosi a Boston, il giovane autore sceglie oggi di mettere tutte le carte in tavola. Il risultato è questo "Cool It", disco sinuoso, smagliante, a metà strada tra Lennon, Dylan e Donovan. Sam fa quasi tutto da solo; e lo fa nel modo migliore possibile, cercando un punto d' incontro tra una psichedelia di stampo british e la più classica ballata americana. Canzoni dense, che al tempo stesso paiono leggere, fluttuanti, imbastite da chitarre acide, melodie narcotiche e tastiere possenti. E sono proprio queste ultime a catturare l' attenzione dell' ascoltatore. A colpire è anche l' accessibilità di brani sapienti e ben organizzati, bagnati da riverberi e da un approccio in bassa fedeltà. Ci sono spunti interessanti, quindi, ma i momenti migliori arrivano con  Pretty Lights, The Garden, Kepler 62, Eldorado. Sam Cohen elabora un disco fascinoso, sintetizzando un songwriting già abbastanza maturo; una formula ben precisa che richiede solo di essere perfezionata ancora un poco. Un pizzico di coraggio in più e sarà magia.

Suadente | 7.5

mercoledì 8 luglio 2015

Gengahr - Dream Outside


















Le cose iniziano a girare bene fin da subito: "A Dream Outside" è chiaramente un lavoro riuscitissimo; di quelli da portarsi indietro in vacanza. Ottima la partenza di Dizzy Ghost. Arrivano in sequenza: She's A Witch e Heroin a spazzare via ogni dubbio. Il quartetto proveniente dal nord di Londra sa il fatto suo. Psych pop che non rinuncia a sfoggiare chitarre dai riverberi shoegaze. Il resto lo fanno brani come Where I Lie, Powder, Loney As a Shark e qualche piccolo debito nei confronti dei primi Radiohead. Facendo un piccolo passo indietro scopriamo che la band inglese ha avuto la fortuna di accompagnare gli Alt-J durante il tour europeo. Ciò avveniva poco prima dell' uscita del loro EP. La prova del nove è tutta racchiusa in questo primo vero album, che si inserisce di diritto tra i dischi più belli dell' estate. 11 le tracce in scaletta; cantate con voce in falsetto e pregne di melodie accattivanti. Basso e sezione ritmica sempre ben presenti. Ma il vero punto di forza rimane la chitarra, capace di rivestire l' intero lavoro di un' aurea psichedelica. A conti fatti i quattro ragazzi inglesi hanno messo su un disco di tutto rispetto, che fa ben sperare in un lavoro futuro. Anzi, scommettiamo che questi al prossimo giro faranno il botto?

Solare | 7.5

lunedì 15 giugno 2015

Jacco Gardner - Hypnophobia


















Rieccoci catapultati nel magico mondo psichedelico di Jacco Gardner. Che il giovane autore olandese avesse classe da vendere lo avevamo già intuito qualche anno fa. Ma ciò che forse non avevamo in mente, è che Jacco, al suo secondo atto, avrebbe tirato fuori un disco ancor più bello del precedente. L' autore nativo di Hoogeveen, giunge così alla sua seconda prova a distanza di due anni dall' incantevole "Cabinet of Curiosity". Stando ai fatti, Jacco si pone a tutti gli effetti come uno degli autori più importanti di questi ultimi anni. La conferma arriva da un disco praticamente bellissimo. In "Hypnophobia" convivono trasversalmente ancora una volta lo spirito malinconico di Nick Drake, quello psichedelico di Syd Barrett e quello dinamico dei Beatles. Tutto il disco è un flusso immagnifico di suggestioni sofisticate; un susseguirsi di armonie multiformi e ritmi che esplodono in mille colori. Quello di Gardgner è un songwriting onirico, frizzante. È pop barocco distillato in una sequenza vorticosa di brani ricchi di arrangiamenti esemplari (tamburi, flauto, clarinetto, organo e clavicembalo, optigan, mellotron). Rispetto al disco di esordio le melodie si addolciscono e sembrano trovare più spazio, riuscendo meglio a collocarsi in un quadro sonoro di dissonante meraviglia. Canzoni come Another Day, Finf Your Self, Outside Forever, Hypnophobia sono bellezza assoluta. C'è poi il vortice psichedelico-progressivo di Before The Down che è il momento migliore dell' intera carriera. Da restarne stregati al primo ascolto.

Seducente | 8



martedì 24 marzo 2015

Torche - Restarter


















Quando dopo i primi due album Juan Montoya uscì dal gruppo, i Torche chiamarono a sostegno Andrew Elstne e diedero alle stampe "Harmonicraft". Oggi quella stessa formazione torna a distanza di 3 anni con un nuovo lavoro pubblicato su Relapse Records. Le coordinate sono sempre quelle di uno stoner selvaggio, fatto di ossature sludge e squarci psichedelici. 10 tracce; 10 ordigni pronti a spazzare via tutto ciò che si trova nei paraggi. Le cose prendono una piega esaltante fin dai primi istanti: Annihilation Affair è uno di quei brani che si potrebbe usare come sveglia per l’ intero vicinato. Arriva poi Bishop In Arms, che nei suoi 2 minuti mette in scena un vero terremoto sonoro. Minions suona lenta, ipnotica, dalla melodia coinvolgente; mentre Loose Men schiaccia il piede sull’ acceleratore per poi sfociare nei sussulti terrificanti di Undone. Sono trascorsi appena 15 minuti, eppure i 4 ragazzi non sembrano avere l’ intenzione di placare questa macchina da guerra. Con Blasted si viaggia in prima classe: veloce, melodica, evocativa. Praticamente uno dei brani migliori del disco. Arrivano poi No Servants, Believe It, Barrier Hammer a confermare lo spessore di questo quarto album. Il finale è tutto chiuso in una cavalcata di quasi 9 minuti, in cui la band di Miami mette in scena tutto l’ armamentario. In conclusione “Restarter” è un disco cupo, efferato, metodico, con assoli precisi e stacchi micidiali. Ancora una volta ci hanno convinto.

Solido | 8

venerdì 12 dicembre 2014

Yob - Clearing the Path to Ascend



Il cielo torna a tuonare tra i sussulti apocalittici degli Yob. Mike Scheidt riprende in mano le sorti di quella che è forse la più grande formazione doom americana di sempre, e dopo il passaggio da Century Media a Profound Lore, riapre i varchi dell’ oscurità, trascinandoci lungo un percorso fascinoso quanto arduo. A primo impatto può sembrare un disco come tanti altri del genere. Ma le cose non stanno affatto così. La questione è semplice: “Clearing The Path To Ascend” non è adatto ai deboli di cuore. E bastano i primi boati a fartene rendere conto: In Our Blood fa schizzare il sangue al cervello; quasi 17 minuti di lacerazioni sonore in cui è possibile intravedere tutta la galassia Yob. La voce di Scheidt viene giù come lava incandescente. E già quando si arriva alla seconda traccia, l’ universo sembra accartocciarsi su se stesso: lo spazio circostante si deforma intorno ai ritmi incessanti di Nothing To Win. Il tutto diventa ancor più estremo. Ogni atomo del corpo viene scosso da una potenza incontrollabile. C’è anche il tempo di proiettarsi in soluzioni psichedeliche con Unmask The Septre (qui le chitarre raggiungono vortici di bellezza estrema). Marrow porta con sé detriti post rock per poi fonderli in esplosioni titaniche; qui si scorge anche una certa volontà da parte della band di andare oltre i propri confini, varcando territori inesplorati. Che altro dire: buon viaggio!

Poderoso | 8

venerdì 31 ottobre 2014

Purling Hiss - Weirdon


















Un disco del genere arriva e ti spiazza. Del progetto Purling Hiss sappiamo due cose: la prima è che dietro a questo pseudonimo si cela Mike Polizze, musicista di base a Philadelphia; la seconda è che Polizze è uno che sa il fatto suo, ed è ormai in giro da un po’ di anni. Liberatosi finalmente da un approccio musicale alquanto rumoroso, oggi il musicista americano giunge finalmente alla prova della maturità. “Weirdon” offre una raccolta brillante di canzoni stralunate ricoperte da quintali di fuzz. Power pop à la Ty Segall, per dirne una. Occorre farsi trascinare da questa miscela esplosiva di psichedelica zuccherosa: Forcefield of Solitude, Learning Slowly, Another Silvermoon, Six Ways to Sunday scorrono via deliziando l’ascoltatore tra fragranze paisley; Reptili-A-Genda, I Don't Wanna Be A.., Running Through My Dreams sono acido songwriting; Sundance Saloon Boogie, Where's Sweetboy, Aging Faces, Airwaves deflagrano in piccole schegge garage pop.  Dopo essere entrato a far parte della Drag City, Polizze ha migliorato il proprio stile affidandosi (soprattutto) alla melodia. Il risultato sono 11 sigilli incandescenti che sembrano proprio non stancare mai. Questo ce lo ritroviamo senza dubbio nelle liste di fine anno.

Brillante | 8 

lunedì 6 ottobre 2014

Salem's Pot - …Lurar ut dig på prärien


















Secondo atto in casa Salem's Pot. La band svedese si pone a tutti gli effetti come una delle formazioni di punta della nuova ondata heavy-stoner. È la Easy Rider Records a regalarci questa pubblicazione. Il nuovo album si compone di 3 brani per oltre 30 minuti di musica; 3 monoliti a metà strada tra i sempre onnipresenti Black Sabbath e i primi Sleep. “…Lurar ut dig på prärien” esplora sentieri oscuri: i 15 minuti di Creep Purple vedono un susseguirsi di fuzz, calati in una pozza sanguinolenta di blues occulto. Arriva poi Dr. Death, una ballata acid blues che trascina dietro di sé un acre odore di morte. Nothing Hill si inoltra in un labirinto infernale, sfoderando un suono completo. Tutti gli elementi sono messi al posto giusto: potenza, feedback, cadenze doom, si riversano in questo oceano di tenebre. Tutto sezionato e tirato su con grande dovizia. Un disco carico di tensione, in cui una lieve luce psichedelica sembra farsi spazio tra nubi fitte.

Micidiale | 8 

martedì 23 settembre 2014

Lay Llamas - Ostro


















I Lay Llamas sono un progetto che vede impegnati Nicola Giunta e Gioele Valenti. I due musicisti siciliani esordiscono su Rocket Recordings, prestigiosa etichetta britannica che ha tra i suoi protetti band come The Heads, Residual Echoes, Goat, White Hills, Gnod, Oneida. “Ostro” mette in scena le qualità del duo, spalancando le porte ad una psichedelica mantrica, che sfocia in un’ elettronica minimale, con una propensione alla forma canzone. 9 le composizioni inserite nel disco: onirico e impalpabile, “Ostro” si muove sinuoso per i suoi 51 minuti di ascolto, disegnando traiettorie abbaglianti, in cui ritmi liquidi dal fascino etno-dub, sembrano farti scivolare da una dimensione all’ altra offrendo suggestioni forti. I momenti più interessanti arrivano con We Are You, Archaic Revival, Something Wrong.  La formula è ben riuscita. Anche se a tratti sembra mancare ancora qualcosa, il disco risulta essere comunque funzionale. Basta forse calibrare meglio il tutto.  Da tenere d’occhio, perché sono certo che al secondo appuntamento sapranno fare meglio.

Suggestivo | 7.3



venerdì 12 settembre 2014

3quietmen - Noir - Power - Perla


Occorre una buona dose di coraggio per pubblicare 3 album in un colpo solo. Se poi la proposta musicale, oltre ad essere reperibile in digitale arriva anche su supporto fisico sotto forma di 8 vinili in copia limitata, ciascuno accompagnato da una serie di acquerelli di Dario Bruna, il gesto di coraggio diviene un atto di eroismo artistico. I 3quietmen (Ramon Moro - trumpet, fluegelhorn, fx, Federico Marchesano - bass, fx, Dario Bruna - drums, percussion, marimba) hanno alle spalle 15 anni di attività musicale. I tre musicisti italiani danno vita ad un ritorno col botto. Le coordinate del gruppo sono più che chiare: libertà di esecuzione, tensione ritmica e cromatismi psichedelici. Tutto questo pone le basi per una musica totale e inafferrabile. 3 dischi, dicevamo; 3 viaggi diversi l’uno dall’altro.  “Noir” e “Power” sono due live , completamente improvvisati, realizzati in un’unica sessione tenutasi al Superbudda Studio. Il primo,  composto da ben nove frammenti, si presenta in tutto e per tutto fedele al proprio nome. In “Noir” si respira un’ aria pesante: tromba sempre in prima fila,  basso che ricama sensazioni notturne e ritmiche feline che attendono l’assalto.  Un sound a tratti angosciante e sospettoso, e quasi sempre controllato, si lascia andare per pochi minuti nel funky alieno della traccia numero 8. Il secondo,“Power”, come anticipato già dal titolo,  mostra un sound più aggressivo: percussioni pronte ad esplodere, soluzioni musicali intricate e suggestioni apocalittiche disegnano un paesaggio raggelante. C’ è poi “Perla”, un concept album dal tessuto sonoro denso e suggestivo. Disco ambizioso e articolato, registrato nel lontano 2010 e custodito nel cassetto come un sogno, vede la partecipazione di Stefano Battaglia, pianista ormai affermato e sistematosi presso la ECM. Il disco spazia tra i toni eleganti del jazz, passando dalle atmosfere cupe del post rock, ai caleidoscopi progressivi di Canterbury. Attimi di euforia e momenti di introspezione si rincorrono tra visioni e citazioni tutte da decifrare. Il tutto incredibilmente equilibrato in ogni passaggio.  I 3quietmen ci schiaffano davanti al muso tre dischi di difficile inquadratura; lavori che vivono di continue evoluzioni. Il punto di partenza?  Il jazz. Quello di arrivo? L ’infinito.

Portentoso | 7.5



venerdì 22 agosto 2014

Ty Segall - Manipulator


















Facile perdere il conto delle innumerevoli pubblicazioni di Ty Segall. Dalle uscite soliste alle svariate collaborazioni, passando per i progetti paralleli, Ty dimostra essere un uragano irrefrenabile. Lo avevamo lasciato lo scorso anno alle prese con il progetto Fuzz e un disco solista alquanto diverso dal solito, “Sleeper”, realizzato dopo la prematura scomparsa del padre adottivo a causa di un cancro, e l’allontanamento dalla madre. Una manciata di mesi bastano a ricaricare le batterie. Ecco allora che il folletto di origine californiana ci regala l’ennesimo viaggio all’ acido lisergico: “Manipulator” si compone di 17 schegge sonore che spaziano tra garage, psych-pop e hard rock. Basta la solita mareggiata di chitarre distorte, tanta psichedelica nel cuore e il gioco è fatto: It’ s Over, Feel, Connection, Susie Thumb, The Crawler, sono assalti fragorosi a cui è impossibile resistere. The Clock, Green Belly, The Hand si cullano dolcemente tra melodie 60’s. Tutto suona godibile e fresco, con pochi eccessi e poca rabbia. “Manipulator” risulta essere un disco bello; forse il lavoro più accessibile e meglio prodotto finora. Scommetto che alcune di queste canzoni ce le porteremo dietro per un po’di tempo. L’ appuntamento con Ty Segall è tra qualche mese. Di certo ha già pronto un altro album.  Basta solo attendere.

Frizzante | 7.6

venerdì 1 agosto 2014

Blues Pills - s/t


















Ne hanno impiegato di tempo i Blues Pills per realizzare un vero primo album. Dopo due Ep, e "Live at Rockplast" risalente a pochi mesi fa, la formazione composta da Elin Larsson, Dorian Sorriaux e Zack Anderson giunge alla prova del nove. La nuova pubblicazione racchiude alcuni brani già proposti precedentemente; ben quattro dei dieci in scaletta sono già conosciuti. C’è anche una cover, Gypsy, di Chbby Checker. A parte l’elemento sorpresa che viene inevitabilmente a mancare, possiamo tranquillamente dire che la band americana non delude le aspettative. Una vera esplosione tra blues e soul, in cui la splendida voce Ein Larsson si leva in tutta la sua straordinaria potenza. È il blues del nuovo millennio, capace di apprendere appieno la lezione di band come Fteetwood Mac e Grateful Dead. Canzoni come High Class Woman, Ain't No Change, Jupiter, Black Smoke,  Devil Man, sono ordigni sonori pronti ad esplodere in mille colori. Una volta partiti sembra davvero difficile poter fermare questo treno: torsioni ritmiche, chitarre luminescenti e bassi da far vibrare il cielo, imperversano tra trame brillanti. Un suono completo e perfettamente rodato, diluito in sontuose scie psichedeliche. Splendida anche la copertina, opera dell’artista Marijke Koger-Dunham. 

Provate a farne a meno | 8

lunedì 21 luglio 2014

Mystic Braves - Desert Island


















Tenete d'occhio questi cinque ragazzi di Echo Park, perché il loro nuovo album ha tutte le carte in regole per diventare uno dei dischi dell'anno. I Mystic Braves sembrano sbucare fuori direttamente dagli anni ’60: capelli lunghi, abbigliamento vintage e tanta psichedelica nel cuore. Non c’è da meravigliarsi se la storica formazione degli Zombies ha scelto proprio loro per aprire lo show di Los Angeles dello scorso anno. Julian Ducatenzeiler, Tony Malacara, Cameron Gartung, Shane Stotsenberg e Ignacio Gonzalez, arrivano al loro secondo appuntamento mettendo in piedi un lavoro contagioso e praticamente irresistibile, forte di un approccio pop-psichedelico che suona spontaneo e mai molesto. Come spiega il leader: "Il nostro sound è semplicemente un sottoprodotto degli ambienti in cui siamo cresciuti e deriva dalle esperienze che abbiamo avuto. Non stiamo cercando di incanalarci volutamente nella musica degli anni '60;  noi non facciamo altro che scrivere semplici canzoni pop dai toni psichedelici. Tutto questo per noi è alquanto naturale”. E allora ecco il sole della California splendere su queste 10 tracce: Bright Blue Day Haze dà il via a questa ventata surf-garage; There's a Pain viaggia tra limpide atmosfere jangle-pop, per poi sfociare nel country allucinato di Coyote Blood. La spirale sonora di canzoni all’acido lisergico prosegue con l’irrefrenabile Valley Ray. You Take the Dark Out of Me conferma la bravura dei cinque nel saper ricercare melodie dinamiche. Sul finire, Born Without a Heart, In The Past, Earthshake, tengono premuto il piede sull’ acceleratore. L’ennesimo tributo ad una stagione del rock che sembra non tramontare mai.

Esaltante | 8

giovedì 12 giugno 2014

Ben Frost - A U R O R A

L’astronave musicale di Ben Frost approda nuovamente sul pianeta terra. “A U R O R A” è il nuovo viaggio sonico oltre le frontiere della musica d’avanguardia. Dopo una serie di progetti che lo hanno visto al fianco di personaggi del calibro di Daniel Bjarnason per la realizzazione dell’album “Solaris” (2001), e di Brian Eno per il programma Rolex Mentor and Protégé Arts Initiative, ma soprattutto dopo l’esordio come regista teatrale per “The Wasp Factory” (romanzo pubblicato nel 1984 dallo scrittore scozzese Iain Banks), il musicista australiano decide di rompere il silenzio tirando fuori dal cilindro l’ennesimo incantesimo sonoro. Scritto con l’ausilio di Greg Fox (ex-Liturgy), Shahzad Ismaily e Thor Harris (Swans), il disco è stato in gran parte concepito nella Repubblica Democratica del Congo, e si compone di 9 tracce che spalancano le porte ad una ricerca musicale figlia di un’ urgenza creativa, che vede in Frost uno dei massimi esponenti della scena sperimentale moderna. L’australiano-naturalizzato-islandese dà vita ad un’ opera totalmente spiazzante: "A U R O R A" avvolge l’ascoltatore in una tempesta fluorescente di suoni saturi di potenza. L’impressione è quella di essere stati risucchiati direttamente in un’ altra dimensione: suggestioni laceranti, distorsioni che squarciano l’universo, ritmiche aliene, elettronica liquida. Il tutto filtrato attraverso radiazioni sonore e interferenze disgreganti. Nolan, Secant, Venter, Sola Fide, A Single Point of Blinding Light, sono materiale incandescente che deflagra in un vortice di luce stellare. Ad ogni ascolto emergono nuovi particolari. Ad ogni ascolto affiorano nuove sensazioni. Riesce davvero difficile parlare di un disco del genere. Ma ancora più difficile sembra poter descrivere un suono che vive di continua evoluzione. Si potrebbe accennare ad un’ elettronica psichedelica che viaggia sui binari del post rock. Eppure non basterebbe. Ben Frost ha forgiato un disco incontrollabile, fatto di alchimie visionarie, mutazioni continue e geometrie estreme. Un’ esperienza siderale carica di pulsazioni magnetiche.

Galattico | 8.2




lunedì 9 giugno 2014

Hot Lunch - House of Wishpers


















Il nuovo lavoro degli Hot Lunch vede la luce sotto forma di vinile disponibile in vari colori: giallo, limitato ad 80 copie; arancio, limitato a 250 copie; semplice vinile nero e in digital download. Già lo scorso anno la band di San Francisco ci aveva trafitto il cuore col suo rock sferzante. “House of Wishpers” ribadisce quanto fatto nell’ esordio: potenza devastante, riff sempre azzeccati e naturalezza nell’esecuzione. Ormai consapevoli della loro forza, gli Hot Lunch si propongono come una delle hard rock band più interessanti del pianeta. Eric Shea, Aaron Nudelman, Rob Alper e Charlie Karr, operano in totale libertà, concependo 5 brani ben collaudati che si trascinano nell’universo prog-psichedelico, tra selvaggia irrefrenabile e potenza viscerale. “House of Wishpers” ci propone una band nel pieno delle energie; una macchina perfettamente oliata, che viaggia impazzita verso orizzonti oscuri. Chitarre infuocate e batteria a ritmo constante. Tutto contornato da un basso che fa vibrare il sangue e una voce che graffia le carni. Roba da farti venire le vertigini.

martedì 3 giugno 2014

The Electric Taurus / Prehistoric Pigs

















Degli Electric Taurus, avevo già scritto qualche tempo fa sulle pagine di Distorsioni. “Veneralia” (se non lo avete ascoltato sarà bene recuperarlo) era l’ esordio della band formata da James Lynch (Basso), Mauro Frison (batteria) e Matt Casciani (chitarra e voce). Nel frattempo quest’ultimo ha creato una piccola etichetta, la Mother Fuzer Record, che si occupa esclusivamente di stoner e hard rock. La vera novità in casa Electric Taurus è però questo split distribuito da Go Down Records, nato dalla collaborazione con i Prehistoric Pigs, dopo un incontro avvenuto nel 2012 alla Moonlight Record, precedente etichetta delle due band. La formazione italo-irlandese e quella di Udine, uniscono le proprie forze per dare vita ad un’ esplosione strabiliante di stoner e psichedelia. Va detto subito che alla base di questa produzione c’è un profondo amore per il sound di formazioni come Kyuss e Sleep. 3 i brani presenti nel disco: Behind The Sun è la traccia che vede impegnati gli Electric Taurus. Un imponente ciclone sonoro in continua mutazione, si affida alla voce di Barbara Allen dei Crafty Fuzz. 16 minuti di peripezie e soluzioni ambiziose si disperdono tra muri di chitarre e meditazione trascendentale. Un suono ben articolato vive tra doom, stoner e psichedelica. Due i brani in scaletta per i Prehistoric Pigs: The Perfection Of Wisdom disegna un paesaggio agghiacciante tra squarci di onirico misticismo. 79360 Sila-Nunam è un’ esplosione di chitarre, ricoperte da tonnellate di elettricità asfissiante. L’ uscita del disco è prevista per il 20 giugno sotto forma di vinile 12 pollici. 

domenica 13 aprile 2014

Sultan Bathery - s/t


















Vi propongo un gioco: provate ad ascoltare almeno una traccia da questo album e tirate poi ad indovinare da dove provengono i Sultan Bathery. Stati Uniti? Inghilterra? Svezia? E se invece vi dicessi che arrivano semplicemente dall’Italia, mi credereste? Nel 2012 ci pensava l’ EP “Fireworks”a mettere in evidenza le potenzialità dei tre ragazzi vicentini. Euforico e incandescente, questo primo full length ci mostra una band capace di masticare bene il garage psichedelico dei 60's, colmandolo di grinta e divertimento. Pubblicato dall’americana Sloveny Recordings, “Sultan Bathery” è un disco praticamente imperdibile. Prendete la partenza di Satellite, un missile lanciato nello spazio che esplode con una potenza inarrestabile; c’è poi il furore di Mirror, la bellezza allucinogena di Spring of Youth, il blues acido di On The Run, l’aggrovigliarsi feroce di Something Good to Me, l’esplosione cosmica di Where Lights Are Low. Altri episodi come Purple Moon, Flowers of Evil, Dead Lives, non sono certo di livello inferiore.“Sultan Bathery” combina bene potenza e tecnica raggiungendo vette altissime, e ci propone 12 tracce da spappolare il cervello, in un vorticoso e torrenziale mix narcotico. Un suono imbottito di distorsioni lancinanti e riff incandescenti delinea le coordinate di un primo disco davvero irresistibile, ricco di soluzioni melodiche e accelerazioni improvvise. Se fossero americani, inglesi o svedesi, ora ne parlerebbero tutti.

Tenetevi forte! | 8

http://slovenly.bandcamp.com/album/sultan-bathery-self-titled-lp